Estrazione di beni dal deposito IVA destinati in Italia – Modalità di assolvimento dell’imposta – Novità del DL 193/2016 convertito

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Per effetto delle novità introdotte con il DL 193/2016 in materia di depositi IVA, a partire dall’1.4.2017:
– vengono ampliate le possibilità di ricorrere all’istituto, in quanto vengono eliminati i limiti soggettivi in relazione ai destinatari delle cessioni, nonché i limiti oggettivi relativi alle categorie di beni ammessi;
– vengono modificate le procedure per l’estrazione dei beni dal deposito, al fine di contrastare i fenomeni di frode.
Sotto il primo profilo, viene ammessa la facoltà di effettuare cessioni di beni senza applicazione dell’IVA anche nei confronti di operatori nazionali, immettendoli in un deposito IVA. Dovrebbe considerarsi inoperante anche la preclusione all’utilizzo di posizioni IVA nazionali da parte di soggetti passivi esteri per l’effettuazione di acquisti nel territorio dello Stato.
Con il venir meno del limite oggettivo, inoltre, gli operatori nazionali potranno cedere beni di qualsiasi tipo ad altri operatori nazionali, senza addebito dell’IVA, alla sola condizione di introdurre fisicamente le merci cedute nei depositi. Tali modifiche dovrebbero dare impulso all’effettuazione di operazioni triangolari.
Per quanto attiene alle procedure di estrazione, si rileva che le modalità di assolvimento dell’imposta saranno diversificate a seconda della provenienza dei beni. In particolare, mutano le regole per l’estrazione dei beni che erano già in Italia all’atto dell’introduzione nel deposito.

Presentazione dei modelli INTRASTAT acquisti – Abolizione dell’adempimento – Novità del DL 193/2016 – Decorrenza

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L’art. 4 co. 4 lett. b) del DL 193/2016 ha abolito l’obbligo, per i soggetti passivi IVA, di presentare i modelli INTRASTAT per gli acquisti di beni e servizi effettuati in ambito comunitario, a decorrere dal periodo d’imposta 2017.
Tale abolizione consegue all’introduzione, da parte dello stesso DL 193/2016, dell’obbligo di comunicazione trimestrale dei dati delle fatture emesse e ricevute, ai sensi dell’art. 21 del DL 78/2010.
Come confermato anche dall’Agenzia delle Dogane (nota 10.1.2017 n. 244), resta dovuta, entro il 25.1.2017, la presentazione degli INTRASTAT per gli acquisti di beni e servizi effettuati nell’ultimo mese o trimestre del 2016.
Non viene meno l’obbligo di rilevare gli acquisti intracomunitari effettuati per gli enti non commerciali e i produttori agricoli “esonerati”, tenuti alla presentazione del modello INTRA-12 a norma dell’art. 49 del DL 331/93 (e non dell’art. 50 co. 6 del DL 331/93).
Inoltre, sussiste qualche dubbio in merito alla permanenza del monitoraggio statistico mediante i modelli INTRA, considerato che non è venuto meno l’obbligo, per gli Stati membri della Ue, di rilevare gli scambi commerciali di beni e di darne comunicazione alla Commissione in virtù del Regolamento CE n. 638/2004.

Novità del DL 22.10.2016 n. 193 – Modello INTRA 12 per acquisti da soggetti stabiliti in altri Stati UE – Soppressione

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Il DL 193/2016, a fronte dell’introduzione dei nuovi obblighi di comunicazione trimestrale dei dati delle fatture e delle liquidazioni IVA, ha previsto la soppressione di alcuni adempimenti. A decorrere dall’1.1.2017, infatti, vengono meno:
– l’obbligo di presentazione dello “spesometro”, che verrà trasmesso per l’ultima volta nel mese di aprile 2017, con riferimento al periodo d’imposta 2016;
– la comunicazione dei dati relativi ai contratti stipulati dalle società di leasing e dai soggetti che svolgono attività di locazione o noleggio;
– l’obbligo di invio del modello INTRASTAT riepilogativo degli acquisti intracomunitari di beni e servizi ricevuti da controparti comunitarie.
Quest’ultimo obbligo dovrebbe essere soppresso anche per i soggetti che non sono tenuti a presentare le nuove comunicazioni trimestrali, ma che sono obbligati, invece, alla presentazione degli elenchi INTRASTAT per le operazioni intracomunitarie effettuate. Si tratta, ad esempio, degli enti non commerciali, degli agricoltori esonerati ex art. 34 co. 6 del DPR 633/72 e dei soggetti che operano nel regime fiscale c.d. “forfetario”.
Si ricorda, infine, che è prevista l’eliminazione dell’obbligo di comunicazione delle operazioni con Paesi “black list”. Tuttavia, tale adempimento è soppresso soltanto a partire dal periodo d’imposta 2017, non già con riferimento alle operazioni effettuate nel 2016, per le quali occorre ancora valutare la necessità di presentare la comunicazione.

Estrazione di beni dal deposito IVA destinati in Italia – Modalità di assolvimento dell’imposta – Novità del DL 22.10.2016 n. 193

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L’art. 4 co. 7 del DL 22.10.2016 n. 193 modifica la disciplina dei depositi IVA, a decorrere dall’1.4.2017, con riferimento alle modalità di estrazione dei beni da parte di soggetti passivi d’imposta che utilizzano o commercializzano detti beni nel territorio nazionale.
Per i beni di provenienza extra Ue viene, infatti, individuato nel gestore del deposito il soggetto tenuto al versamento dell’IVA, in nome e per conto di colui che ha operato l’estrazione dei beni.
Il versamento è effettuato entro il giorno 16 del mese successivo a quello di estrazione, senza possibilità di compensazione “orizzontale”.
Il soggetto che estrae i beni, invece, emette autofattura e la annota nel registro degli acquisti unitamente alla ricevuta di versamento dell’imposta.
In conseguenza della nuova disciplina, decorrente dall’1.4.2017, i soggetti passivi che estraggono beni dal deposito IVA non saranno più tenuti all’iscrizione alla Camera di Commercio da almeno un anno, né a soddisfare il requisito di “effettiva operatività”.
Da ultimo, viene previsto che i soggetti esportatori abituali potranno effettuare l’estrazione dal deposito IVA, senza pagamento dell’imposta, trasmettendo la dichiarazione di intento all’Agenzia delle Entrate, la quale rilascia apposita ricevuta telematica.

Operazioni con Paesi black list – Comunicazione dei dati – Soppressione dell’obbligo – Novità del DL 22.10.2016 n. 193

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L’art. 4 co. 4 lett. d) del DL 193/2016 ha abrogato le disposizioni contenute nell’art. 1 co. 1-3 del DL 40/2010, relative agli obblighi di comunicazione delle operazioni con controparti residenti o localizzate in Stati o territori a fiscalità privilegiata.
È previsto che tale abrogazione decorra dal periodo d’imposta in corso al 31.12.2017. Continua, quindi, ad essere dovuta la comunicazione per il periodo d’imposta 2016; se non interverranno ulteriori modifiche, la comunicazione dovrà essere effettuata utilizzando il modello di comunicazione polivalente entro le scadenze del 10.4.2017 o del 20.4.2017, a seconda della periodicità delle liquidazioni IVA del soggetto tenuto all’adempimento.

Disciplina dei costi “black list” – Modifiche del DLgs. 147/2015 – Effetti ai fini della compilazione di UNICO 2016

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Per il periodo d’imposta in corso al 7.10.2015, in virtù delle modifiche introdotte dall’art. 5 del DLgs. 147/2015, i costi derivanti da operazioni con controparti black list sono deducibili, in caso di concreta esecuzione, nei limiti del valore normale e, per l’eccedenza, a fronte della prova dell’effettivo interesse economico (art. 110 co. 10 e 11 del TUIR).
Le suddette spese vanno indicate in UNICO 2016, nel rigo RF29, quale variazione in aumento; inoltre, nel rigo RF52, colonna 2, vanno indicate le spese deducibili, sia che si tratti di importi entro il valore normale sia che si tratti di importi eccedenti per i quali sussiste l’esimente dell’effettivo interesse economico (questi ultimi da indicare in colonna 1).
L’omessa indicazione dei costi black list comporta l’applicazione della sanzione del 10% dei costi non indicati, con un minimo di 500 e un massimo di 50.000,00 euro.
In UNICO 2016 dovrebbero essere monitorate le spese derivanti da operazioni realizzate con Singapore, Emirati Arabi Uniti, Malaysia e Filippine fino all’11.5.2015, nonché i costi sostenuti con soggetti localizzati nel territorio di Hong Kong fino al 30.11.2015; ciò, in virtù dell’entrata in vigore dei DM 27.4.2015 e 18.5.2015 che, modificando il DM 23.1.2002, hanno espunto i suddetti Stati dalla black list valida ai fini della disciplina in esame, senza però prevedere decorrenze specifiche.
Si tenga presente, infine, che, nel caso in cui il fornitore black list sia anche un soggetto appartenente al gruppo, la suddetta normativa si sovrappone a quella in tema di transfer pricing; pertanto, in caso di dimostrazione dell’effettivo interesse economico, l’eventuale eccedenza rispetto al valore normale potrebbe non essere deducibile ai sensi della normativa sul transfer pricing, la quale prevale sulla normativa black list, in quanto espressione del principio di libera concorrenza.

Residenza fiscale – Cancellazione dall’anagrafe dei residenti – Conservazione della residenza o del domicilio in Italia – Prova (Cass. 15.6.2016 n. 12311)

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Secondo quanto affermato dalla Corte di Cassazione, nella sentenza 12311/2016, va cassata la sentenza di merito che ha escluso la residenza fiscale in Italia sulla sola base dell’iscrizione all’AIRE del contribuente (un pilota automobilistico), senza attribuire alcun rilievo agli elementi indicati dall’Agenzia delle Entrate ai fini di dimostrare la conservazione dei legami personali del contribuente con l’Italia. In particolare, secondo la Corte di Cassazione, tali elementi, di “potenziale valore decisivo” erano costituiti da:
– l’apertura, da parte del contribuente, di numerosi conti correnti in Italia;
– le numerose tracce di frequenti soggiorni in Italia;
– il fatto che i numerosi contratti di sponsorizzazione stipulati dal contribuente prevedessero come foro competente, in caso di controversie, quello italiano;
– l’avvenuta stipula da parte del contribuente di polizze assicurative in Italia;
– il recapito della corrispondenza ad un indirizzo italiano.

Servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione e di e-commerce resi a privati domiciliati o residenti in uno Stato UE – Novità del DLgs. 42/2015 – Regime del MOSS – Chiarimenti (circ. Agenzia delle Entrate 26.5.2016 n. 22)

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L’Agenzia delle Entrate, con circ. 26.5.2016 n. 22, ha fornito chiarimenti in merito all’applicazione dell’IVA per le prestazioni di servizi di telecomunicazione, teleradiffusione ed elettronici resi nei confronti di “privati consumatori” stabiliti nella Ue, nonché alle regole relative al regime del “MOSS”.
Per quanto concerne il regime del “MOSS”, disciplinato dall’art. 74-quinquies e ss. del DPR 633/72, le principali indicazioni della circolare n. 22 riguardano tra l’altro:
– gli effetti della registrazione al regime speciale, i quali decorrono dal primo giorno del trimestre civile successivo a quello della richiesta di iscrizione;
– le cause di esclusione dal regime (tra cui, il trasferimento della sede dell’attività economica o della stabile organizzazione in altro Stato Ue);
– il fatto che il termine di presentazione della dichiarazione trimestrale (20 aprile, 20 luglio, 20 ottobre e 20 gennaio), qualora ricada di sabato o in un giorno festivo, non sia differito al primo giorno lavorativo successivo;
– la possibilità, per i soggetti extra Ue aderenti al regime “MOSS” privi di stabile organizzazione in Italia, di richiedere a rimborso l’IVA relativa ad acquisti effettuati in Italia ai sensi dell’art. 38-ter co. 1-bis del DPR 633/72.

IVAFE – Ambito applicativo – Modalità di indicazione nel modulo RW

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A partire dal 2013 (UNICO 2014), mediante la compilazione del quadro RW è possibile:
– assolvere agli obblighi relativi al monitoraggio fiscale (art. 4 del DL 28.6.90 n. 167);
– assolvere l’IVAFE e l’IVIE.
Con riferimento al primo punto, si ricorda che è stato aggiornato a 15.000,00 euro il valore massimo complessivo raggiunto nel periodo d’imposta che consente di escludere i conti correnti e depositi detenuti all’estero dagli obblighi di monitoraggio fiscale (art. 2 della L. 15.12.2014 n. 186).
In merito al secondo punto, l’imposta è dovuta in misura fissa pari ad euro 34,20, in proporzione base ai giorni di possesso, sui conti correnti e sui depositi.

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Modifiche alla disciplina dei costi “black list” – Novità della legge di stabilità 2016 – Effetti

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Dal periodo d’imposta in corso al 7.10.2015 (2015 “solare”), in base all’art. 5 del DLgs. 147/2015, i costi derivanti da operazioni intercorse con controparti “black list” sono deducibili nel limite del valore normale del bene o servizio (art. 9 del TUIR); la parte eccedente è deducibile a fronte della prova dell’effettivo interesse economico.
Dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31.12.2015, per effetto dell’art. 1 co. 142 della L. 208/2015, la disciplina è stata abrogata, per cui la deducibilità dei costi in esame segue le regole di deducibilità previste per i costi verso fornitori nazionali (inerenza, certezza, economicità, eccetera).
Nell’ambito del modello UNICO 2016, le imprese che dichiarano il periodo d’imposta 2015 (o un periodo iniziato nel 2015 e terminato nel 2016) devono effettuare le relative variazioni in aumento e in diminuzione, pena l’applicazione della sanzione del 10% dei costi non indicati (si veda anche Cass. n. 6651/2016).
Come conseguenza dell’abrogazione delle disposizioni sui costi black list, gli interpelli possono riguardare solo le operazioni intercorse fino al periodo d’imposta 2015 (circ. Agenzia delle Entrate n. 9/2016).
La fattispecie rientra tra gli interpelli “probatori” di cui all’art. 11 co. 1 lett. b) della L. 212/2000. La mancata presentazione dell’istanza (o la risposta negativa), diversamente dagli interpelli relativi ad altre fattispecie (es. società di comodo e ACE), tuttavia, non trova indicazione in UNICO 2016; la sanzione, in tal caso, opera a fronte della mancata segnalazione dei costi. Si ricorda che, secondo l’Agenzia (ris. 46/2004), anche a seguito di risposta positiva all’interpello, occorre indicare separatamente in dichiarazione i costi black list.