Notifica presso la residenza del contribuente defunto (Cass. 17.7.2017 n. 17694)

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Se la notifica dell’accertamento ICI intestato al contribuente defunto avviene presso la residenza di quest’ultimo, si verifica l’inesistenza tanto della notifica, quanto dell’accertamento (Cass. 17.7.2017 n. 17694).
L’art. 65 del DPR 600/73 sancisce che, in caso di decesso del contribuente, “la notifica degli atti intestati al dante causa può essere effettuata agli eredi impersonalmente e collettivamente nell’ultimo domicilio dello stesso ed è efficace nei confronti degli eredi che, almeno trenta giorni prima, non abbiano effettuato la comunicazione di cui al secondo comma”.
In altre sentenze, però, era stato affermato un principio diverso, sancendo la validità della notifica se l’Agenzia delle Entrate, a causa della mancata comunicazione degli eredi, fosse stata all’oscuro del decesso (Cass. 17.7.2013 n. 17430).

Immobili merce delle imprese di costruzione – Assoggettabilità fino all’anno 2013 – Richiesta di rimborso dell’IMU (C.T. Reg. Torino 26.1.2017 n. 155/4/17)

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Secondo la C.T. Reg. Torino 26.1.2017 n. 155/4/17, la norma che prevede, a decorrere dall’anno 2014, l’esenzione IMU per gli immobili merce delle imprese di costruzione avrebbe abrogato quella precedente che ne prevedeva la tassabilità.
Il ragionamento dei giudici parte dall’analisi generale del ruolo che gli immobili merce hanno nell’impresa, trattandosi di quegli immobili alla cui produzione o scambio è diretta l’attività e che concorrono alla formazione del reddito d’impresa tramite i costi di acquisizione o di costruzione e i ricavi derivanti dalla cessione.
Dando un’interpretazione costituzionalmente orientata, la Commissione ha ritenuto, quindi, che il legislatore avrebbe introdotto la disposizione agevolativa concernente l’esenzione dall’IMU dall’anno 2014 per abrogare tacitamente la norma previgente. Di conseguenza, sarebbe dovuto il rimborso dell’IMU versata per gli immobili in argomento anteriormente all’anno 2014.

Applicazione dell’IVA alla tariffa di igiene ambientale (TIA) – Esclusione – Rimborso dell’IVA versata – Termine di prescrizione (Cass. 7.3.2017 n. 5627)

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La Corte di Cassazione, ordinanza 7.3.2017 n. 5627, ha deciso che non è dovuta l’IVA sulla tariffa rifiuti (quella regolata dall’art. 49 del DLgs. 22/97), in quanto si tratta di una entrata tributaria che non è corrispettiva di un servizio. Il prelievo di cui si discute è la “tariffa Ronchi”, abrogata a partire dal 2013 ed applicata soltanto in alcuni Comuni.
Quanto all’individuazione del termine di prescrizione per la ripetizione dell’indebito, inoltre, la Corte ha confermato il termine decennale, in luogo del termine breve di cinque anni.
Nella specie, infatti, non si discute di un rimborso d’imposta, poiché altrimenti la giurisdizione apparterrebbe alle Commissioni tributarie e non al giudice ordinario, ma della ripetizione di una quota di tariffa priva di titolo. L’unico soggetto legittimato a richiedere la restituzione dell’IVA è il soggetto gestore che vi deve provvedere entro il termine di due anni, di cui all’art. 21 del DLgs. 546/92.

Tarsu – Inizio dell’attività – Termini entro cui inviare la dichiarazione (Cass. 6.12.2016 n. 24886)

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In tema di TARSU, la Corte di Cassazione, con la sentenza 6.12.2016 n. 24886, ha affermato che la disposizione contenuta nell’art. 70 co. 1 del DLgs. 507/93 secondo cui “i soggetti di cui all’art. 63 presentano al Comune entro il 20 gennaio successivo all’inizio dell’occupazione o detenzione, denuncia unica dei locali ed aree tassabili siti nel territorio del Comune” sta a significare che:
– le occupazioni iniziate tra il 1° e il 19 gennaio devono essere dichiarate entro il 20 gennaio dello stesso anno;
– le occupazioni successive al 20 gennaio vanno dichiarate entro il 20 gennaio dell’anno successivo.
La Corte ha peraltro già evidenziato che occorre differenziare il caso in cui la detenzione o occupazione dei locali è in corso fin dall’inizio del periodo di imposta e, comunque, prima del 20 gennaio, dal caso in cui tale situazione si sia verificata in epoca successiva. Nel primo caso, il termine di decadenza per la notifica dell’accertamento decorre dall’anno corrente, nel secondo caso dal 20 gennaio dell’anno successivo (Cass. 3.11.2016 n. 22224).

Tardività della delibera comunale di modifica dell’aliquota TARI – Effetti (TAR Lombardia 29.11.2016 n. 2259)

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Il TAR della Lombardia, sentenza 29.11.2016 n. 2259, respingendo un ricorso del Ministero dell’Economia e delle finanze avverso una delibera tardiva comunale che modificava l’aliquota TARI, ha affermato che per poter impugnare una delibera è necessario poter ricavare un’utilità dall’annullamento degli atti impugnati, dato che, in mancanza di deduzioni specifiche in ordine all’interesse ad agire, la domanda giudiziaria si traduce in una mera ed inammissibile richiesta di ripristino della legalità violata. Il Ministero quindi avrebbe dovuto dimostrare quale ulteriore risultato intendeva perseguire, oltre quello già legislativamente previsto.
Il TAR rileva, inoltre, che le disposizioni di settore prevedono già espressamente la conseguenza per il mancato rispetto del termine di approvazione delle aliquote delle entrate tributarie, ovvero l’applicazione delle aliquote precedentemente in vigore, con la conseguenza che per tutti quei Comuni che hanno approvato le nuove aliquote dopo il 30.7.2015, sia in aumento che in diminuzione, varranno quelle già applicate per il 2014 (eccezion fatta per i Comuni siciliani che hanno avuto una proroga fino al 30 settembre e i Comuni del Friuli che hanno potuto posticipare la scadenza grazie all’autonomia regionale).

Cave – Trattamento ai fini dell’IMU e della TASI

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In relazione al corretto trattamento ai fini dell’IMU e della TASI delle aree destinate a cave estrattive, l’Agenzia delle Entrate (ex Territorio) ha precisato devono essere iscritte nel Catasto dei fabbricati, con attribuzione della categoria catastale D/1 (nota DRE dell’Emilia Romagna 16.4.2009 n. 3849). Conseguentemente, sarebbero assoggettate alle imposte in funzione della rendita catastale loro attribuita, al pari degli altri immobili classati nella medesima categoria.
Al riguardo, la giurisprudenza tributaria di merito che si è occupata della questione in relazione all’ICI è divisa.
Dell’opinione che le cave estrattive non debbano assumere rilievo ai fini dell’assoggettamento al tributo comunale, in quanto non assimilabili ai fabbricati, si segnalano la C.T. Prov. Cuneo 16.9.2013 n. 66/1/13 e la C.T. Reg. Torino 25.2.2016 n. 277/22/16. Secondo la C.T. Reg. Bologna 15.11.2005 n. 127/4/05, inoltre, non sarebbe corretto classificare in D/7 le aree destinate ad attività estrattiva.
Altre Commissioni, invece, ritengono che l’area destinata ad attività estrattiva non possa essere considerata un terreno agricolo, in quanto non è un’attività agricola che rientra fra quelle indicate nell’art. 2135 c.c., bensì un’area edificabile ed, in quanto tale, assoggettata ad ICI (cfr. C.T. Reg. Firenze 28.1.2013 n. 7/30/13, C.T. Reg. Roma 26.7.2013 n. 333/4/13 e C.T. Reg. Roma 18.4.2016 n. 2157/29/16).
Dell’opinione che non sia dovuta l’ICI in quanto l’area destinata a cava non è di fatto edificabile (seppur rientri nel PRG come edificabile) la C.T. Reg. Roma 9.7.2013 n. 181/37/13.

Saldo IMU e TASI 2016 – Aliquote applicabili (risposte Min. Economia e Finanze 2.12.2016)

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Con un documento del 2.12.2016, il Dipartimento delle finanze ha fornito importanti chiarimenti in tema di aliquote da applicare per il calcolo del saldo IMU e TASI 2016.
Tra le altre cose è stato precisato che:
– il versamento della seconda rata IMU e TASI deve essere effettuato sulla base delle delibere approvate dal Comune entro il 30.4.2016 e pubblicate sul sito internet del MEF (www.finanze.it) entro il 28.10.2016. In caso di ritardi, anche di un solo giorno, si devono applicare le aliquote e le detrazioni deliberate per l’anno 2015 (unica eccezione è prevista per i Comuni del Friuli Venezia Giulia per i quali il termine di adozione dei bilanci di previsione è stato prorogato);
– l’aliquota fissata per le singole fattispecie impositive non deve, a seguito del blocco dei tributi per l’anno 2016, essere superiore di quella stabilita per l’anno 2015 (la sospensione degli aumenti dei tributi locali non opera per gli enti locali in dissesto o predissesto;
– nel caso in cui un Comune abbia deliberato per talune fattispecie un’aliquota superiore a quella prevista per l’anno 2015 e per altre un’aliquota inferiore, la sospensione dell’efficacia della delibera opera limitatamente alla parte in cui sono disposti detti aumenti, mentre rimangono salve le restanti parti della delibera che recano una diminuzione o una conferma delle stesse rispetto all’anno antecedente;
– la mancata approvazione della delibera per il 2016 inibisce, per l’anno in corso, l’applicazione della maggiorazione TASI dello 0,8 per mille ancorché deliberata per l’anno precedente, questo in quanto perché tale maggiorazione possa essere applicabile anche per l’anno 2016, il Comune deve confermarla con un’espressa delibera del consiglio comunale.

IMU – Aree edificabili – Adozione da parte del Comune di uno strumento urbanistico – Determinazione della base imponibile

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Entro il 16.12.2016 deve essere versata la seconda rata dell’IMU (oltre, eventualmente, alla TASI) per le aree fabbricabili.
Ai sensi dell’art. 36 co. 2 del DL 4.7.2006 n. 223 (conv. L. 4.8.2006 n. 248), “un’area è da considerarsi fabbricabile se utilizzabile a scopo edificatorio in base allo strumento urbanistico generale adottato dal comune, indipendentemente dall’approvazione della regione e dall’adozione di strumenti attuativi del medesimo”. L’area si intende fabbricabile, quindi, già con la semplice adozione da parte del Comune dello strumento urbanistico, indipendentemente dall’adozione di strumenti attuativi.
In caso di dubbio, occorre rivolgersi al Comune, anche se l’art. 31 della L. 289/2002 prevede che se l’ente locale attribuisce a un terreno la natura di area fabbricabile ne deve dare comunicazione al proprietario. Tuttavia, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha precisato, con la circ. 18.5.2012 n. 3, che, in caso di mancata comunicazione dell’intervenuta edificabilità dell’area il Comune ha il titolo per richiedere al contribuente l’imposta dovuta ma non le sanzioni e gli interessi.
Ai fini della determinazione della base imponibile, è necessario considerare il valore venale in comune commercio all’1.1.2016, calcolato prendendo in considerazione la zona territoriale di ubicazione, l’indice di edificabilità, la destinazione d’uso consentita, gli oneri legati ad eventuali lavori di adattamento del terreno necessari per la sua edificazione nonché i prezzi medi rilevati sul mercato per la vendita di aree aventi caratteristiche analoghe.

IMU e maggiorazione TARES versate erroneamente – Rimborso – Modalità (comunicati Min. Economia e Finanze 1.12.2016)

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Con due comunicati dell’1.12.2016, il Dipartimento delle Finanze del MEF ha ricordato quale sia la procedura per richiedere il rimborso dell’IMU versata erroneamente allo Stato e della maggiorazione della TARES.
I contribuenti che non hanno ancora provveduto sono invitati a comunicare il proprio codice IBAN al Comune competente per la pratica di rimborso. La comunicazione vale sia nel caso in cui il codice non sia ancora stato fornito all’ente locale sia nel caso sia stato sostituito da un nuovo codice. I Comuni, infatti, attraverso un’applicazione disponibile sul portale del Federalismo fiscale, hanno a disposizione una nuova funzionalità con la quale inserire o modificare i codici IBAN per le pratiche già trasmesse.

IMU Quota Stato – Rimborsi – Modalità di erogazione (DM 26.10.2016)

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Il DM 26.10.2016, pubblicato sulla G.U. 11.11.2016 n. 264, dispone i rimborsi dei tributi locali risultanti dall’istruttoria compiuta dai Comuni sulla base di liste emesse con procedure automatizzate e contenenti, in corrispondenza del singolo nominativo, le generalità dell’avente diritto, l’ammontare dell’imposta da rimborsare e il codice IBAN del conto corrente bancario o postale, intestato al beneficiario del rimborso.
La Banca d’Italia provvede ad estinguere l’ordinativo di pagamento collettivo dopo aver verificato la corrispondenza dell’importo del titolo con il totale degli importi ricompresi negli elenchi di cui sopra.
Nell’ipotesi di mancata indicazione da parte del contribuente delle coordinate bancarie o postali per l’accreditamento del rimborso, lo stesso è disposto con l’emissione di ordini di pagare individuali da estinguersi nella data indicata nel titolo, secondo le seguenti modalità:
– per importi inferiori o pari a 1.000,00 euro, con bonifico domiciliato presso gli uffici postali per il pagamento in contanti, entro il secondo mese successivo a quello di esigibilità, al beneficiario del rimborso;
– per importi superiori a 1.000,00 euro, tramite l’emissione di vaglia cambiario non trasferibile della Banca d’Italia intestato al beneficiario del rimborso.