Rivalutazione dei trattamenti pensionistici – Anno 2019

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Per l’anno 2019 le pensioni dei soggetti appartenenti alle fasce più deboli dovrebbero subire un doppio incremento, dovuto:
– all’integrazione al trattamento minimo, che aumenterà grazie all’adeguamento periodico al costo della vita degli assegni corrisposti dall’INPS, che determinerà una rivalutazione della generalità delle prestazioni di previdenza e assistenza nella misura dell’1,1%;
– ad un’ulteriore integrazione determinata dal reddito di cittadinanza, grazie al quale le pensioni d’importo meno elevato dovrebbero aumentare sino ad arrivare a 780,00 euro mensili (in caso di nuclei familiari composti da una sola persona).

Assegno di natalità (c.d. “bonus bebè”) – Termine di presentazione della DSU 2018

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L’INPS, con il messaggio 6.12.2018 n. 4569, ha reso noto che per molte domande di assegno di natalità (c.d. “bonus bebè”) presentate per il triennio 2015-2017 non è ancora stata presentata la DSU utile al rilascio dell’ISEE 2018, con conseguente sospensione dell’erogazione dell’assegno per l’anno in corso.
Ai fini della ripresa dei pagamenti, i soggetti interessati dalla sospensione che avevano in pagamento l’assegno nel 2017 dovranno presentare la DSU entro il 31.12.2018, pena la perdita delle mensilità per il 2018 e la decadenza dalla domanda di assegno presentata nel 2017.
L’ISEE valido per ciascun anno di erogazione è infatti un requisito che determina sia l’accoglimento delle domande, sia la prosecuzione dell’erogazione del beneficio per gli anni successivi al primo.
Il bonus bebè potrebbe essere prorogato anche per il 2019, dato che nel Ddl. di conversione del DL 119/2018 è stata introdotta la proroga del bonus per ogni figlio nato o adottato:
– dall’1.1.2019 al 31.12.2019;
– fino al compimento del primo anno di età;
– con una maggiorazione del 20% a partire dal secondo figlio.

Requisiti per l’assegno sociale – Novità dall’1.1.2019 (messaggio INPS 6.12.2018 n. 4570)

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Con il messaggio 6.12.2018 n. 4570, l’INPS ha comunicato che, a partire dall’1.1.2019, il requisito anagrafico minimo per il diritto all’assegno sociale, all’assegno sociale sostitutivo della pensione d’inabilità civile, all’assegno mensile di assistenza agli invalidi parziali e all’assegno sociale sostitutivo della pensione non reversibile ai sordi sarà innalzato di 5 mesi e sarà, pertanto, pari a 67 anni (rispetto ai 66 anni e 7 mesi previsti per il 2018).

Presentazione della domanda di ricongiunzione dei contributi ai fini pensionistici – Utilizzo del canale telematico

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Con decorrenza 1.12.2018, le domande per richiedere la ricongiunzione dei contributi ai fini pensionistici dovranno essere presentate esclusivamente con modalità telematica, senza più quindi la possibilità di optare per la modalità cartacea, così come previsto per il periodo transitorio – in scadenza il 30.11.2018 – indicato dall’INPS con il messaggio 25.9.2018 n. 3494.
Operativamente, la presentazione dell’istanza è possibile tramite web, utilizzando direttamente i servizi on line presenti sul portale dell’INPS, oppure recandosi presso i Patronati o chiamando il Contact Center Integrato.
Per quanto riguarda la presentazione della domanda tramite Web, si evidenzia che, dopo aver superato la fase di autenticazione con Codice Fiscale e PIN, nella pagina iniziale è disponibile l’accesso alle funzionalità “Inserisci Domanda” e “Ricerca tutte le tue Domande”.
L’utente deve quindi compilare il modulo proposto dalla procedura, tenendo conto che i dati anagrafici e parte dei dati di contatto sono precompilati in base alle informazioni legate all’utenza con la quale è stato effettuato l’accesso al portale.
Una volta inviata, la domanda sarà immediatamente visualizzabile nell’elenco delle proprie domande di ricongiunzione, con la possibilità di stampare la ricevuta di protocollo e consultare lo stato di avanzamento della pratica.

Trattamenti pensionistici – Ricongiunzione – Totalizzazione – Cumulo – Aspetti di convenienza

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A beneficio dei lavoratori iscritti a due o più gestioni previdenziali obbligatorie, si riconosce la facoltà di riunire, sotto un unico tetto pensionistico, le quote dei contributi versati.
A tal fine, il Legislatore è intervenuto coniando tre strumenti: la ricongiunzione, la totalizzazione e il cumulo. Nonostante lo scopo perseguito sia lo stesso, ciò che distingue questi strumenti sono i costi, le tempistiche e le diverse opportunità.
La ricongiunzione (L. 45/90) consiste nel trasferimento di tutti i periodi contributivi presso un’unica gestione ed è caratterizzata da elevati oneri, i quali disincentivano il suo utilizzo.
A differenza della ricongiunzione, la totalizzazione (DLgs. 42/2006) e il cumulo (L. 232/2016) sono due strumenti gratuiti.
In particolare, con la totalizzazione, le quote contributive restano ferme nelle diverse gestioni previdenziali in cui si è iscritti e ciascun Ente previdenziale eroga la pensione “pro quota”; con il cumulo, invece, si verifica un trasferimento delle quote contributive da parte dell’Ente previdenziale all’INPS, il quale è tenuto ad erogare un’unica pensione.

Incentivi all’assunzione a tempo indeterminato di under 35 e apprendisti – Novità della L. 205/2017 (legge di bilancio 2018) – Cumulo con le altre agevolazioni

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Si  riepilogano gli incentivi fruibili dalle aziende:
– mediante l’esonero previsto dalla legge di bilancio 2018 per promuovere l’occupazione giovanile (per gli under 30 e, solo per quest’anno, per gli under 35): soglia massima di 9.000,00 euro a triennio;
– tramite gli incentivi Occupazione Mezzogiorno e Neet: sgravio annuale con limite massimo di 12 mesi per un valore complessivo di 8.060,00 euro in un anno;
– in caso di mantenimento in servizio degli apprendisti con età inferiore a 30 anni: 50% dei contributi dovuti nel quinto anno di assunzione fino a un massimo di 3.000,00 euro, oltre al risparmio (per i datori di lavoro con più di 9 dipendenti che assumono con il contratto di apprendistato professionalizzante) del 60% circa dei contributi nei 3 anni di durata del periodo formativo e nel primo anno di conferma in servizio.
Alla luce del risparmio possibile in caso di apprendistato, grazie alla combinazione delle diverse agevolazioni, alla possibilità di sottoinquadrare l’apprendista, alla completa deducibilità ai fini IRAP e allo scomputo degli apprendisti ai fini del collocamento obbligatorio dei disabili, viene auspicata un’evoluzione delle politiche attive per evitare l’eccessivo onere gestionale riscontrato dai datori di lavoro e per consentire all’apprendistato di apparire la forma più conveniente fra quelle atipiche del nostro mercato del lavoro.

Obbligo contributivo artigiani – Iscrizione alla gestione artigiani dei c.d. “artigiani di fatto” (mess. INPS 14.3.2018 n. 1138)

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Con il messaggio 14.3.2018 n. 1138, l’INPS risponde alle richieste di chiarimento in materia di iscrizione all’Albo delle imprese artigiane e di obbligo contributivo ai sensi della L. 463/59, precisando che non possono chiedere la copertura previdenziale alla gestione artigiani:
– i titolari/soci delle imprese nell’ambito delle quali i requisiti tecnico-professionali previsti dalla legge siano posseduti da un soggetto esterno alla compagine aziendale;
– i soci delle snc che esercitano regolarmente un’attività relativa al settore artigiano, ma che non sono iscritte all’Albo imprese artigiane, in quanto solo la minoranza dei soci vi presta la propria opera.
I soci delle srl pluripersonali che non abbiano voluto esercitare la facoltà di iscriversi all’Albo delle imprese artigiane non possono essere iscritti d’ufficio alla Gestione artigiani.
In caso di iscrizioni non conformi, le strutture territoriali potranno agire in autotutela in presenza dei presupposti richiesti.
Per quanto concerne il contenzioso amministrativo e giudiziario giacente in materia, l’istruttoria dei ricorsi dovrà essere effettuata in linea con quanto chiarito nel messaggio in commento. Saranno effettuate le opportune valutazioni dalle autorità competenti in merito alle pratiche già istruite in maniera difforme.

Requisiti di accesso alla pensione – Adeguamento agli incrementi della speranza di vita – Incremento di 5 mesi nel biennio 2019-2020 (DM 5.12.2017)

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Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DM 5.12.2017, emanato dal Ragioniere generale dello Stato di concerto con il Direttore generale delle politiche previdenziali e assicurative del Ministero del Lavoro, diviene operativo l’adeguamento alla c.d. “speranza di vita” dei requisiti per accedere ai trattamenti pensionistici nel biennio 2019-2020.
In pratica, a fronte della variazione della speranza di vita per i soggetti con 65 anni di età rilevata dall’ISTAT nel triennio 2014-2016, i principali requisiti pensionistici subiranno un incremento generale di 5 mesi.
Pertanto, a titolo esemplificativo, nel biennio 2019-2020 per accedere alla pensione di vecchiaia saranno necessari 67 anni di età. Per la pensione anticipata (che si raggiunge a fronte di un determinato numero di anni di contributi indipendentemente dall’età) si salirà dagli attuali 42 anni e 10 mesi per gli uomini a 43 anni e 3 mesi, mentre le donne passeranno da 41 anni e 10 mesi a 42 anni e 3 mesi.

APE sociale – Modalità di pagamento (messaggio INPS 11.12.2017 n. 4947)

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L’INPS, con il messaggio 11.12.2017 n. 4947, ha reso noto che i primi assegni dell’APE sociale – l’indennità prevista, fino al conseguimento della pensione di vecchiaia, a favore dei soggetti in possesso di determinati requisiti contributivi e anagrafici che abbiano presentato domanda (art. 1 co. 179 ss. della L. 232/2016 e DM 88/2017) – saranno pagati dall’Istituto il 19.12.2017, con valuta 22.12.2017.
L’importo comprenderà i ratei spettanti dal mese di decorrenza fino al mese di dicembre 2017, includendo, quindi, anche gli eventuali arretrati relativi ai mesi precedenti cui l’interessato abbia diritto (l’APE sociale avrebbe, infatti, dovuto avere avvio dallo scorso mese di maggio).
Più precisamente, il riferimento è agli anticipi liquidati fino alle ore 12 della predetta data del 19.12.2017; per gli altri si passerà, invece, al 20.1.2018.
Vengono altresì fornite indicazioni sul regime di compatibilità con altri trattamenti e sulle modalità di tassazione.

APE e RITA – Novità del Ddl. di bilancio 2018

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Tra le disposizioni in materia di lavoro e previdenza contenute nel Ddl di bilancio 2018, si segnalano alcune misure di carattere estensivo che riguardano l’Anticipo pensionistico (APE) nonché la stabilizzazione della Rendita integrativa temporanea anticipata (RITA), entrambe introdotte con la L. 232/2016.
In particolare, si prevede la proroga fino al 31.12.2019 della sperimentazione della c.d. “APE volontaria”, mentre per quanto riguarda la “APE sociale”, il disegno di legge ne amplia per il 2018 la platea dei beneficiari, introducendo la possibilità di fruire dell’indennità anche in caso di scadenza di un contratto a tempo determinato, a condizione che il lavoratore, nei 3 anni precedenti la cessazione del rapporto, abbia avuto periodi di lavoro dipendente per almeno 18 mesi.
Inoltre, si propone di agevolare e ampliare l’accesso all’APE sociale alle donne, stabilendo che i requisiti contributivi richiesti dall’art. 1 co. 179 della L. 232/2016 siano ridotti di 6 mesi per ogni figlio nel limite massimo di 2 anni (c.d. “APE sociale donna”).
Infine, modificando l’art. 11 del DLgs. n. 252/2005, si rende strutturale la RITA, attualmente prevista in via sperimentale per il periodo dal 1.5.2017 al 31.12.2018 dall’art. 1 co. 188 della L. 232/2016.