Società tra professionisti – Attività non soggetta a fallimento (Trib. Forlì 25.5.2017)

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Il Tribunale di Forli, con la sentenza del 25.5.2017, ha precisato che è esclusa dal fallimento la società tra professionisti, respingendo così un’istanza di fallimento avanzata nei confronti di una società tra professionisti, nella specie, in forma di srl, con oggetto sociale l’esercizio della professione di dottore commercialista.
Secondo il Tribunale, infatti, l’impossibilità di fallire (seguendo i criteri di fallibilità di cui all’art. 1 del RD 267/42) è da ricollegare al fatto che la società tra professionisti non svolge attività di impresa commerciale.
Sul punto, si segnala che, ai sensi dell’art. 5 co. 2 lett. m) della L. 247/2012, recante la delega al Governo per l’introduzione della società tra avvocati, il legislatore ha posto, fra i criteri e i principi direttivi, quello che la società tra avvocati non sia soggetta al fallimento e alle procedure concorsuali diverse da quelle di composizione delle crisi da sovraindebitamento.

Auto strumentale all’attività del contribuente (C.T. Prov. Reggio Emilia 14.3.2017 n. 80/2/17)

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Ai sensi dell’art. 86 del DPR 602/73, il fermo dell’auto non è consentito se il debitore dimostra che il mezzo è strumentale all’esercizio dell’attività di impresa o alla professione.
C.T. Prov. Reggio Emilia 14.3.2017 n. 80/2/17 ha sancito che quanto esposto, per evidenti ragioni, vale pure se l’auto è strumentale all’attività di lavoro dipendente, pena una irragionevole disparità di trattamento tra contribuenti.
Nel caso in oggetto, l’attività di lavoro dipendente consisteva nella vendita ambulante presso mercati di paese, ove i mezzi pubblici o non esistono o esistono ma in orari incompatibili con quelli di lavoro.

Conoscenza casuale del provvedimento prima delle controdeduzioni – Legittimità (Cass. 29.3.2017 n. 8136)

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Con la sentenza 29.3.2017 n. 8136, la Corte di Cassazione ha ribadito il pricipio secondo cui il licenziamento è un atto recettizio nei confronti del lavoratore e, in quanto tale, produce gli effetti soltanto dal momento in cui perviene all’indirizzo del destinatario.
Il fatto di essere stato preannunciato a un terzo, come nel caso di specie, con messaggio confidenziale solo a lui indirizzato e non destinato anche al lavoratore, non lo perfeziona anche se il lavoratore ne sia fortuitamente venuto a conoscenza.
Viene quindi respinto il ricorso di un dirigente il quale aveva invocato l’invalidità del proprio licenziamento per il mancato rispetto del procedimento disciplinare ex art. 7 della L. 300/70, poiché il provvedimento datoriale era stato già preannunciato a terzi prima che il lavoratore presentasse le proprie giustificazioni. Pertanto, secondo il ricorrente, la sanzione espulsiva era stata disposta ancor prima che la società esaminasse le difese del dirigente.
Per la Cassazione, invece, la comunicazione confidenziale che anticipava a un terzo il già maturato intento di recedere dal rapporto di lavoro non solo non era destinata al dipendente, ma non aveva natura negoziale e neppure di atto giuridico in senso stretto.

Fermo adottato da concessionario incompetente – Illegittimità (Cass. 29.3.2017 n. 8049)

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Se, in base al domicilio fiscale del contribuente, il fermo dell’auto è stato disposto da una diramazione di Equitalia incompetente, l’atto è nullo (Cass. 29.3.2017 n. 8049).
La regola dell’art. 31 del DPR 600/73, secondo cui l’atto impositivo deve essere emesso, pena la sua illegittimità, dalla Direzione provinciale competente, non soffre deroga per gli atti emessi dagli Agenti della riscossione, ancorchè il sistema di riscossione sia mutato ad opera del DL 203/2005.

Imponibilità dei canoni di affitto – Riduzione consensuale dei canoni – Presunzione di maggiori ricavi (C.T. Reg. Bari sez. Lecce 14.12.2015 n. 2709/22/15)

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C.T. Reg. Bari sez. Lecce 14.12.2015 n. 2709/22/15, nel ribadire che l’accertamento analitico-induttivo deve essere basato su presunzioni gravi, precise e concordanti, ha sancito come l’Erario non possa, in automatico, presumere maggiori ricavi occultati sulla base del fatto che il canone per l’affitto di azienda sia stato, in seguito alla stipulazione del contratto di affitto originario, diminuito in ragione di transazione tra le parti contraenti.
Infatti, si tratta di una libera negoziazione fra le parti, su cui il giudice tributario non può interferire, salvo siano ravvisabili evidenti comportamenti di sicura evasione o elusione fiscale.

Notaio rogante e parte contraente – Cause inscindibili – Litisconsorzio processuale (Cass. 12.10.2016 n. 20533)

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Cass. 12.10.2016 n. 20533 ha sancito la sussistenza del litisconsorzio processuale tra notaio e parti contraenti nei processi ove è stato presentato ricorso contro l’avviso di liquidazione della maggiore imposta principale.
Così, se l’avviso di liquidazione viene impugnato sia dal notaio che da (una o più) parti contraenti, tutte le parti che hanno partecipato al primo grado (avendo presentato ricorso) devono necessariamente partecipare al grado di appello.
Se ciò non avviene, e quindi se l’appello è notificato ad esempio alla sola parte contraente, la C.T. Reg., in applicazione dell’art. 331 c.p.c., deve disporre l’integrazione del contraddittorio nei confronti del notaio, e, se l’ordine non viene ottemperato, deve dichiarare inammissibile l’impugnazione.

Immobili merce delle imprese di costruzione – Assoggettabilità fino all’anno 2013 – Richiesta di rimborso dell’IMU (C.T. Reg. Torino 26.1.2017 n. 155/4/17)

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Secondo la C.T. Reg. Torino 26.1.2017 n. 155/4/17, la norma che prevede, a decorrere dall’anno 2014, l’esenzione IMU per gli immobili merce delle imprese di costruzione avrebbe abrogato quella precedente che ne prevedeva la tassabilità.
Il ragionamento dei giudici parte dall’analisi generale del ruolo che gli immobili merce hanno nell’impresa, trattandosi di quegli immobili alla cui produzione o scambio è diretta l’attività e che concorrono alla formazione del reddito d’impresa tramite i costi di acquisizione o di costruzione e i ricavi derivanti dalla cessione.
Dando un’interpretazione costituzionalmente orientata, la Commissione ha ritenuto, quindi, che il legislatore avrebbe introdotto la disposizione agevolativa concernente l’esenzione dall’IMU dall’anno 2014 per abrogare tacitamente la norma previgente. Di conseguenza, sarebbe dovuto il rimborso dell’IMU versata per gli immobili in argomento anteriormente all’anno 2014.

Giroconti tra conto personale e conto dedicato all’attività – Incongruenza – Prova contraria (Cass. 22.3.2017 n. 7259)

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Cass. 22.3.2017 n. 7259 sancisce che, in linea di principio, è legittimo l’accertamento basato sui versamenti bancari nella misura in cui ci siano incongruenze tra i versamenti effettuati sul conto corrente personale dell’imprenditore e i prelevamenti eseguiti dal conto corrente utilizzato per l’attività.
Tuttavia, l’eccedenza rispetto ai giroconti può essere giustificata anche in base ad elementi presuntivi, dimostrando che lo scarto può essere dovuto all’utilizzo di contanti per le esigenze di vita personali e/o familiari.
Bisogna anche valutare l’eventuale insorgenza di spese straordinarie, che possono incidere sull’incongruenza menzionata.

Permuta di cosa presente con cosa futura – Permuta di terreno edificabile con fabbricato da costruire – Base imponibile – Valore al momento dell’effetto traslativo (Cass. 10.3.2017 n. 6171)

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La Corte di Cassazione, nella sentenza 10.3.2017 n. 6171, ha chiarito che, ai fini dell’imposta di registro, in caso di contratto di permuta di cosa presente (terreno edificabile) con cosa futura (immobile da costruire), la base imponibile va determinata con riferimento al momento del verificarsi dell’effetto traslativo della proprietà, che si realizza all’atto dell’attribuzione dell’opera edilizia realizzata, a prescindere dal fatto che, nel relativo atto, sia dichiarato che il trasferimento del bene immobile avviene con effetto “ex tunc”.

Società non operative – Rimborso IVA – Mancata effettuazione di operazioni produttive di redditi – Preclusione (Cass. 10.3.2017 n. 6195)

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Secondo la Corte di Cassazione, è precluso il rimborso IVA alle società che si limitano ad effettuare una sola operazione di carattere patrimoniale (nella fattispecie, l’acquisto di un capannone industriale) senza poi porre in essere alcuna operazione suscettibile di produrre reddito.
La Suprema Corte afferma, altresì, che è legittimo il controllo ex post effettuato dall’Agenzia delle Entrate dopo l’erogazione del rimborso in conto fiscale in merito all’effettiva sussistenza dei requisiti per il rimborso; se il controllo dà esito negativo la società è, quindi, tenuta a restituire le somme ricevute.