Controversie di lavoro – Foro competente – Rilevanza del luogo di lavoro (Corte di giustizia UE 14.9.2017 C-168/16 e C-169/16)

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Secondo la Corte di Giustizia UE (sentenza 14.9.2017, cause riunite C-168/16 e C-169/16), quando i lavoratori svolgono la propria attività lavorativa sul territorio di più Stati, come il personale di cabina nell’ambito del trasporto aereo di passeggeri, il datore di lavoro non può far valere le clausole del contratto di lavoro volte a designare come competente il giudice di un particolare Stato.
Al riguardo, l’art. 19 del reg. CE 44/2001 stabilisce che il datore di lavoro possa essere convenuto – tra le altre cose – in un altro Stato membro rispetto a quello in cui è domiciliato, davanti al giudice del luogo in cui il lavoratore svolge o svolgeva abitualmente la propria attività. Secondo la Corte, tale norma deve essere interpretata come il luogo in cui o a partire dal quale il lavoratore adempie la parte più importante delle sue obbligazioni nei confronti del datore di lavoro.
Se il giudice non è in grado di individuare in modo certo detto luogo, deve individuare il luogo a partire dal quale il lavoratore adempie principalmente alle proprie obbligazioni, mentre non rileva la nazionalità dell’aereo.

Società immobiliari – Canoni di locazione di cespiti ammortizzabili – Assoggettamento a IVA e imposta di registro proporzionale (C.T. Reg. Lombardia 30.5.2017 n. 2387/15/17)

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Il principio di alternatività IVA-registro, secondo C.T. Reg. Lombardia 30.5.2017 n. 2387/15/17, non si applica ai corrispettivi percepiti da società immobiliari a fronte dei contratti di locazione di fabbricati strumentali. Sono ammessi, pertanto, l’assoggettamento dell’operazione ad IVA e l’applicazione dell’imposta di registro proporzionale.
SI rileva, fra l’altro, che:
– l’art. 401 della direttiva 2006/112/CE vieta agli Stati membri dell’UE di introdurre o mantenere imposte, tasse o diritti con il carattere di imposta sul volume d’affari;
– la Corte di Giustizia UE 16.12.93 causa C-208/91 aveva dichiarato compatibile con la normativa UE il cumulo IVA-registro, in quanto l’imposta di registro non ha carattere generale e considera l’intero valore del bene (non solo il valore aggiunto);
– la C.T. Reg. Lombardia non si è pronunciata sulla citata giurisprudenza UE accogliendo le ragioni dell’Agenzia delle Entrate sulla base di argomentazioni inconferenti;
– sussiste un contrasto interpretativo nelle pronunce della C.T. Reg. Lombardia sul tema, che dovrà essere ricomposto dalla Corte di Cassazione.

Versamenti e prelevamenti bancari – Possessori di reddito di lavoro autonomo e d’impresa (Cass. 9.8.2017 n. 19806 e 19810)

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La Corte di Cassazione ha ribadito che, in tema di redditi di lavoro autonomo, le presunzioni legali di cui all’art. 32 co. 1 n. 2 del DPR 600/73 operano unicamente sui versamenti non giustificati e non già sui prelevamenti.
La decisione si pone in continuità con il quadro emerso dalla pronuncia Corte Cost. 6.10.2014 n. 228, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 32 co. 1 n. 2 secondo periodo del DPR 600/73 limitatamente alle parole “o compensi” e con le modifiche apportate dal DL 193/2016 (Cass. 9.8.2017 n. 19806).
Con un’altra decisione (Cass. 9.8.2017 n. 19810), è stato invece ribadito che i titolari di reddito d’impresa, anche per i prelevamenti, devono fornire adeguata prova contraria, non risultando sufficiente affermare che i prelevamenti sono stati utilizzati per il pagamento in contanti di fatture ricevute.

Morte del socio – Liquidazione della quota – Diritto in capo agli eredi – Termine di prescrizione (Cass. 31.7.2017 n. 18963)

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La Corte di Cassazione, con la sentenza 31.7.2017 n. 18963, ha asserito che il diritto degli eredi alla liquidazione della quota sociale del socio di società di persone deceduto è soggetto, ai sensi dell’art. 2949 c.c., al termine di prescrizione di cinque anni, dando conferma, tra l’altro, ad un proprio precedente (si veda Cass. 23.10.2014 n. 22574).
Più nello specifico, la Cassazione ha affermato che, sebbene la titolarità del diritto alla liquidazione della quota provenga, ex art. 2284 c.c., da una fattispecie di successione “mortis causa”, il diritto nel quale gli eredi succedono “deriva” dal rapporto sociale, in quanto è implicito che dello stesso rapporto fosse parte il socio defunto.
Deve ritenersi, pertanto, che il diritto alla liquidazione indicato dall’art. 2284 c.c. è soggiacente al termine di prescrizione in materia di società di cui all’art. 2949 c.c. e non al termine ordinario di dieci anni previsto dall’art. 2946 c.c.

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo – Riorganizzazione dell’attività per crisi aziendale – Legittimità (Cass. 7.8.2017 n. 19655)

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La Corte di Cassazione, con sentenza 7.8.2017 n. 19655, ha precisato che è da ritenersi legittimo il licenziamento per ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento della stessa, comprese anche quelle collegate ad una migliore efficienza gestionale ovvero dirette ad un aumento della redditività d’impresa.
Nel caso di specie, un datore di lavoro, a seguito della perdita di una commessa, sopprimeva un reparto aziendale allo scopo di preservare il profitto aziendale da eventuali alterazioni.
Una siffatta scelta, secondo la Suprema Corte, risulta essere insindacabile, in quanto attinente a ragioni connesse ad un conforme andamento produttivo.

Notifica presso la residenza del contribuente defunto (Cass. 17.7.2017 n. 17694)

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Se la notifica dell’accertamento ICI intestato al contribuente defunto avviene presso la residenza di quest’ultimo, si verifica l’inesistenza tanto della notifica, quanto dell’accertamento (Cass. 17.7.2017 n. 17694).
L’art. 65 del DPR 600/73 sancisce che, in caso di decesso del contribuente, “la notifica degli atti intestati al dante causa può essere effettuata agli eredi impersonalmente e collettivamente nell’ultimo domicilio dello stesso ed è efficace nei confronti degli eredi che, almeno trenta giorni prima, non abbiano effettuato la comunicazione di cui al secondo comma”.
In altre sentenze, però, era stato affermato un principio diverso, sancendo la validità della notifica se l’Agenzia delle Entrate, a causa della mancata comunicazione degli eredi, fosse stata all’oscuro del decesso (Cass. 17.7.2013 n. 17430).

Società tra professionisti – Attività non soggetta a fallimento (Trib. Forlì 25.5.2017)

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Il Tribunale di Forli, con la sentenza del 25.5.2017, ha precisato che è esclusa dal fallimento la società tra professionisti, respingendo così un’istanza di fallimento avanzata nei confronti di una società tra professionisti, nella specie, in forma di srl, con oggetto sociale l’esercizio della professione di dottore commercialista.
Secondo il Tribunale, infatti, l’impossibilità di fallire (seguendo i criteri di fallibilità di cui all’art. 1 del RD 267/42) è da ricollegare al fatto che la società tra professionisti non svolge attività di impresa commerciale.
Sul punto, si segnala che, ai sensi dell’art. 5 co. 2 lett. m) della L. 247/2012, recante la delega al Governo per l’introduzione della società tra avvocati, il legislatore ha posto, fra i criteri e i principi direttivi, quello che la società tra avvocati non sia soggetta al fallimento e alle procedure concorsuali diverse da quelle di composizione delle crisi da sovraindebitamento.

Auto strumentale all’attività del contribuente (C.T. Prov. Reggio Emilia 14.3.2017 n. 80/2/17)

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Ai sensi dell’art. 86 del DPR 602/73, il fermo dell’auto non è consentito se il debitore dimostra che il mezzo è strumentale all’esercizio dell’attività di impresa o alla professione.
C.T. Prov. Reggio Emilia 14.3.2017 n. 80/2/17 ha sancito che quanto esposto, per evidenti ragioni, vale pure se l’auto è strumentale all’attività di lavoro dipendente, pena una irragionevole disparità di trattamento tra contribuenti.
Nel caso in oggetto, l’attività di lavoro dipendente consisteva nella vendita ambulante presso mercati di paese, ove i mezzi pubblici o non esistono o esistono ma in orari incompatibili con quelli di lavoro.

Conoscenza casuale del provvedimento prima delle controdeduzioni – Legittimità (Cass. 29.3.2017 n. 8136)

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Con la sentenza 29.3.2017 n. 8136, la Corte di Cassazione ha ribadito il pricipio secondo cui il licenziamento è un atto recettizio nei confronti del lavoratore e, in quanto tale, produce gli effetti soltanto dal momento in cui perviene all’indirizzo del destinatario.
Il fatto di essere stato preannunciato a un terzo, come nel caso di specie, con messaggio confidenziale solo a lui indirizzato e non destinato anche al lavoratore, non lo perfeziona anche se il lavoratore ne sia fortuitamente venuto a conoscenza.
Viene quindi respinto il ricorso di un dirigente il quale aveva invocato l’invalidità del proprio licenziamento per il mancato rispetto del procedimento disciplinare ex art. 7 della L. 300/70, poiché il provvedimento datoriale era stato già preannunciato a terzi prima che il lavoratore presentasse le proprie giustificazioni. Pertanto, secondo il ricorrente, la sanzione espulsiva era stata disposta ancor prima che la società esaminasse le difese del dirigente.
Per la Cassazione, invece, la comunicazione confidenziale che anticipava a un terzo il già maturato intento di recedere dal rapporto di lavoro non solo non era destinata al dipendente, ma non aveva natura negoziale e neppure di atto giuridico in senso stretto.

Fermo adottato da concessionario incompetente – Illegittimità (Cass. 29.3.2017 n. 8049)

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Se, in base al domicilio fiscale del contribuente, il fermo dell’auto è stato disposto da una diramazione di Equitalia incompetente, l’atto è nullo (Cass. 29.3.2017 n. 8049).
La regola dell’art. 31 del DPR 600/73, secondo cui l’atto impositivo deve essere emesso, pena la sua illegittimità, dalla Direzione provinciale competente, non soffre deroga per gli atti emessi dagli Agenti della riscossione, ancorchè il sistema di riscossione sia mutato ad opera del DL 203/2005.