Prescrizione del credito dopo la notifica della cartella – Eccezione di prescrizione – Giurisdizione ordinaria (C.T. Prov. Salerno 3.7.2020 n. 895/12/20)

Per la Cass. 24.12.2019 n. 34447, se il curatore del fallimento, successivamente alla notifica della cartella di pagamento ma prima del pignoramento, eccepisce l’intervenuta prescrizione della pretesa, la giurisdizione non è del giudice tributario ma fallimentare.
Tale principio, sancisce la C.T. Prov. Salerno 3.7.2020 n. 895/12/20, va applicato anche in ambito extrafallimentare, dunque se il contribuente ricorre contro l’estratto di ruolo inerente a cartelle notificate eccependo la prescrizione della pretesa, va dichiarato il difetto di giurisdizione a favore del giudice ordinario.
Per altre sentenze (Cass. 11.5.2020 n. 8719), tuttavia, il contribuente può precostituirsi un atto impugnabile in sede fiscale come il diniego di autotutela.
In ragione di quanto esposto, possono emergere conflitti di giurisdizione.

Immobili dei coniugi in Comuni diversi – Agevolazione per l’abitazione principale – Nessuna agevolazione per entrambi gli immobili (Cass. 24.9.2020 n. 20130)

La Corte di Cassazione, contrariamente a quanto affermato nella circ. del Min. Economia e finanze 3/DF/2012, ha deciso che nel caso in cui i componenti dello stesso nucleo familiare abbiano stabilito la residenza e la dimora abituale in due abitazioni site in Comuni diversi, l’agevolazione IMU non spetta.
I giudici hanno ritenuto che le norme agevolative sono di stretta interpretazione e quindi che, nel caso di componenti dello stesso nucleo familiare che hanno stabilito la residenza e la dimora abituale in due abitazioni che insistono su due Comuni diversi, nessuno dei due fabbricati possa essere considerato abitazione principale.

Irreperibilità relativa – Perfezionamento della notifica – Prova (Cass. 8.10.2020 n. 21714)

Mediante Cass. 8.10.2020 n. 21714 è stata rimessa al Primo Presidente, affinché valuti l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, la questione relativa alla procedura da eseguire per il perfezionamento della notifica di un avviso di accertamento notificato a mezzo posta in caso di irreperibilità relativa del destinatario.
Da un lato, secondo un orientamento, a fronte dell’impossibilità di recapitare l’atto per assenza del destinatario, la notifica si perfeziona, per il destinatario, trascorsi dieci giorni dalla data della spedizione della raccomandata che comunica al destinatario il deposito del plico presso l’Ufficio postale.
Si contrappone l’orientamento che ritiene, ai fini della regolarità della notifica a mezzo posta, non sufficiente la prova della spedizione della raccomandata che comunica l’avvenuto deposito del piego presso l’ufficio postale, essendo invece necessaria la produzione in giudizio “dell’avviso di ricevimento della raccomandata contenente la comunicazione di avvenuto deposito (c.d. C.A.D.)” (Cass. 21.2.2019 n. 5077).

Indebita compensazione – Visto apposto da professionista non ancora iscritto nell’elenco tenuto dalla DRE – Effetti

Il visto di conformità apposto dal professionista non iscritto nell’elenco tenuto dalle competenti Direzioni regionali si considera non validamente rilasciato e, in caso di compensazione orizzontale, vi è l’irrogazione delle sanzioni per indebita compensazione.
Secondo C.T. Reg. Lombardia 6.8.2019 n. 3335/16/19, però, nel caso in cui il professionista non risulti iscritto nel richiamato elenco ma possieda, in tale momento, tutti i requisiti, il contribuente non incorre nelle sanzioni previste dall’art. 13 del DLgs. 471/97.

Prestazioni rese da un medico specialista in diagnostica di laboratorio – Regime di esenzione IVA (Corte di Giustizia UE 18.9.2019 n. C-700/17)

La Corte di Giustizia UE, con la sentenza 18.9.2019 n. C-700/17, ha stabilito che possono rientrare nel regime di esenzione IVA ex art. 132, par. 1, lett. c) della direttiva 2006/112/CE le prestazioni mediche fornite da un medico specialista in chimica clinica e in diagnostica di laboratorio.
Non osta all’applicazione della norma appena menzionata il fatto che le prestazioni in argomento siano potenzialmente riconducibili anche all’art. 132, par. 1, lett. b) della direttiva 2006/112/CE, la quale esenta, tra le altre, le cure mediche assicurate da istituti ospedalieri ed istituti assimilati: i laboratori che eseguono attività diagnostiche sono, infatti, equiparati agli istituti ospedalieri (Corte di Giustizia UE 2.7.2015 n. C-334/14).
Inoltre, la Corte UE ritiene applicabile l’esenzione IVA ex art. 132, par. 1, lett c) della direttiva 2006/112/CE anche in assenza di un rapporto di fiducia tra il paziente e il medico che rende la prestazione sanitaria.

Prestazione d’opera intellettuale – Mancanza di autonomia del lavoratore – Qualificazione del rapporto di lavoro – Indici di subordinazione (Cass. Sez. Lavoro 10.9.2019 n. 22634)

La Cass. 10.9.2019 n. 22634 ha qualificato come subordinata l’attività resa da un lavoratore che, pur in assenza del titolo di avvocato, aveva prestato attività prevalentemente intellettuale a favore di uno studio legale, ravvisando gli indici di subordinazione.
La Suprema Corte è giunta a tale decisione considerando:
– l’attività prestata all’interno dello studio;
– l’impossibilità di svolgere in via autonoma la prestazione in assenza del titolo di avvocato;
– le direttive impartite dal titolare dello studio;
– l’osservanza di un orario imposto;
– la natura delle mansioni svolte, di supporto a quelle dell’avvocato e nell’interesse dei clienti di quest’ultimo.
Viene quindi confermato l’orientamento per cui, nei casi di prestazioni lavorative caratterizzate da un elevato contenuto professionale, la sussunzione del rapporto di lavoro nel tipo autonomo o subordinato deve essere compiuta dal giudice valutando il comportamento complessivo tenuto in concreto dalle parti, considerando a tal fine gli elementi sussidiari sulla base del concreto atteggiarsi delle prestazioni lavorative.

Spese legali sostenute per la difesa dell’amministratore sottoposto a procedimento penale – Indeducibilità (Cass. 6.8.2019 n. 20945)

Cass. 6.8.2019 n. 20945 ritiene che il costo relativo alle spese per la difesa penale del presidente e amministratore della società difetta del requisito dell’inerenza e, pertanto, non essendo qualificabile come costo di operazioni sociali legittime o rientranti nell’oggetto sociale, su di esso non può essere riconosciuto il diritto alla detrazione dell’IVA.
Tale spesa, esulando dall’ambito del mandato intercorrente tra società e amministratore, deve configurarsi come occasionale e, pertanto, i costi non possono essere trasferiti alla società.

Vizi relativi all’atto emesso dall’ente impositore – Liti nei confronti del concessionario della riscossione

Nel caso in cui il contribuente presenti ricorso contro la cartella di pagamento o altro atto esattivo, eccependo vizi imputabili, anche o solo, all’ente impositore, spetta all’Agente della riscossione, se il ricorso è stato solo a questi notificato, chiamare in causa l’ente impositore ai sensi dell’art. 39 del DLgs. 112/99.
La chiamata in causa può, tuttavia, avvenire solo previa richiesta al giudice, come sancito da Cass. 3.4.2019 n. 9250.
Comunque, il ricorso non può essere dichiarato inammissibile, e, se l’Agente della riscossione non provvede alla chiamata in causa, risponde delle conseguenze della lite.

Restituzione dell’IVA indebita – Legittimazione del cedente (Cass. 26.6.2019 n. 17500)

La Corte di Cassazione, con la sentenza 28.6.2019 n. 17500, ha negato al cessionario/committente il diritto alla restituzione nei confronti dell’Amministrazione finanziaria dell’IVA versata indebitamente al fallimento, nella qualità di cedente/prestatore, sul presupposto dell’estraneità del cessionario al rapporto che lega il cedente/prestatore con l’Amministrazione finanziaria. I ricorrenti avrebbero dovuto agire nei confronti del fallimento per fare valere un credito da “indebito oggettivo”, che, essendo maturato in occasione della procedura fallimentare nei confronti della massa, non ha natura concorsuale, ma prededucibile (art. 111 co. 2 del RD 267/42).
Né può giungersi a diversa conclusione invocando l’orientamento comunitario che, in ossequio al principio di effettività, legittima il cessionario/committente ad agire nei confronti dell’Amministrazione finanziaria se la ripetizione verso il cedente/prestatore risulti impossibile o eccessivamente difficile, non avendo agito nei confronti del fallimento per la ripetizione del credito prededucibile.

Sede dell’Ufficio diversa dalla sede dell’Agente della Riscossione – Competenza del giudice – Orientamenti giurisprudenziali

La Corte Cost. 3.3.2016 n. 44 ha dichiarato incostituzionale l’art. 4 del DLgs. 546/92, nella parte in cui prevede che la competenza si radica con riferimento alla sede del concessionario locale iscritto all’albo dell’art. 53 del DLgs. 446/97, e non con riferimento alla sede dell’ente locale.
Così, si evita che un Comune sito ad esempio in Veneto, affidi la riscossione ad un concessionario sito in Sardegna, obbligando il contribuente a gestire un processo lontano dal proprio domicilio fiscale.
Detta esigenza non si ravvisa quando la riscossione è in capo ad Agenzia delle Entrate-Riscossione, posto che l’emanazione della cartella di pagamento avviene ad opera della diramazione territoriale individuata con riferimento al domicilio fiscale del contribuente.
Invece, secondo alcune pronunce, dopo la sentenza 44/2016, la competenza si radica sempre presso la sede dell’ente impositore, quand’anche la riscossione avvenga ad opera dell’ex Equitalia (Cass. 21.11.2018 n. 30054).
Come affermato dalla C.T. Prov. Taranto 12.9.2018 n. 1580/1/18, in questo modo si vanifica il principio affermato dalla Corte Costituzionale, obbligando il contribuente a difendersi in un luogo lontano dalla propria residenza.
Quando sussiste diversità tra ente impositore e Agente della riscossione, infatti, ciò è dovuto ad un mutamento di domicilio fiscale successivo all’emanazione dell’avviso di accertamento.