Pignoramento dello stipendio – Adempimenti del datore di lavoro

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Il pignoramento dello stipendio costituisce una forma di esecuzione:
– avente ad oggetto la retribuzione del lavoratore/debitore;
– applicata dal datore di lavoro, che versa parte dello stipendio direttamente al creditore.
Nello specifico, il processo di esecuzione sulla retribuzione viene notificato direttamente al lavoratore e al datore di lavoro, che, in seguito all’accertamento del giudice dell’esecuzione circa la regolarità della procedura e all’assegnazione delle somme, sarà obbligato a trattenere al massimo un quinto dello stipendio, calcolando la cifra sulla base della retribuzione in busta paga, al netto delle ritenute previdenziali e di quelle fiscali.
Infine, il datore di lavoro in qualità di sostituto d’imposta deve indicare nella certificazione unica il pignoramento, tramite la compilazione della sezione “Somme liquidate a seguito di pignoramento presso terzi”, riportando i dati relativi alle somme liquidate in seguito a procedure di pignoramento presso terzi.

Pagamento con mezzi tracciabili – Novità della L. 205/2017 (legge di bilancio 2018)

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Al fine di evitare comportamenti elusivi, l’art. 1 co. 910 – 914 della L. 205/2017 (legge di bilancio 2018) ha disposto che, a partire dall’1.7.2018, la retribuzione ed eventuali suoi anticipi dovranno essere corrisposti ai lavoratori mediante strumenti tracciabili, ossia bonifico, strumenti di pagamento elettronico o, ancora, l’emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore (o un suo delegato maggiore di 16 anni).
Lo stipendio potrà ancora essere corrisposto in contanti solo se il pagamento avverrà presso lo sportello bancario o postale presso il quale il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento.
Da tale obbligo restano esclusi i rapporti di lavoro:
– instaurati con le Pubbliche Amministrazioni;
– rientranti nell’ambito di applicazione dei CCNL per gli addetti ai servizi familiari e domestici.
dato l’esplicito riferimento al termine “retribuzione”, sembrerebbero esclusi dal divieto anche i compensi derivanti da borse di studio, tirocini, rapporti autonomi di natura occasionale, ma al riguardo sono attesi chiarimenti ministeriali.

Cessione di bitcoin – Dubbi applicativi

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Con riferimento ai bitcoin ed alle criptovalute in genere, l’interpello DRE Lombardia 956-39/2018 sostiene che i medesimi devono essere oggetto di comunicazione attraverso il quadro RW. In particolare, all’interno di questo quadro la criptovaluta:
– deve essere segnalata nella colonna 3 («codice individuazione bene») con il «14» («Altre attività estere di natura finanziaria»);
– possiede un controvalore in euro che deve essere determinato al 31 dicembre del periodo di riferimento, al cambio indicato a tale data sul sito dove il contribuente l’ha acquistata.
Sul tema, gli Autori osservano che l’unica norma di legge nazionale che ha regolato il fenomeno delle criptovalute è il DLgs. 231/2007 in materia di antiriciclaggio; questa disposizione stabilisce che le valute virtuali consistono in una “rappresentazione digitale di valore non emessa da una banca centrale o da un’autorità pubblica, non necessariamente collegata a una valuta avente corso legale, utilizzata come mezzo di scambio per l’acquisto di beni e servizi e trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente”.
Guardando alla normativa antiriciclaggio emerge una chiara incompatibilità tra il concetto di criptovaluta e quello di valuta estera.

Polizze per rischio di morte o invalidità degli amministratori – Deducibilità – Condizioni (C.T. Reg. Lombardia 14.2.2018 n. 615/1/2018)

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Secondo la C.T. Reg. Lombardia 14.2.2018 n. 615/1/2018:
– i premi per polizze di responsabilità civile di amministratori, sindaci e dirigenti devono considerarsi inerenti all’attività d’impresa in quanto coprono il rischio di perdite patrimoniali della società per risarcimenti richiesti da terzi per comportamenti posti in essere da dipendenti o organi sociali in ragione del loro ufficio, con possibile responsabilità indiretta della società;
– i premi per polizze infortuni di dirigenti e consulenti e per il rimborso delle spese mediche di amministratori e dirigenti sono inerenti, in quanto strettamente collegate al rapporto di lavoro ed alla funzione di amministratore che mirano ad agevolare;
– i premi per polizze vita (key-man) sottoscritte per l’evento morte dell’amministratore non sono inerenti all’attività d’impresa, in quanto non vi è alcun rapporto diretto tra l’evento (che può ben avvenire a carica cessata) e l’attività d’impresa.
Tale ultima copertura assicurativa deve essere considerata non un costo, ma semmai un’immobilizzazione finanziaria, poiché collegata ad un evento non direttamente connesso con l’attività sociale.

Utilizzo dei guanti monouso da parte del dentista – Rilevanza ai fini dell’accertamento (Cass. 4.5.2018 n. 10692)

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Secondo la Cass. 4.5.2018 n. 10692, è legittimo l’accertamento analitico-induttivo effettuato nei confronti di un odontoiatra fondato sull’utilizzo di guanti monouso, sebbene il percorso di ricostruzione indiretta dei compensi del professionista tenga in considerazione anche le rimanenze, elemento estraneo alla determinazione del reddito di lavoro autonomo, perché rilevante solo per il calcolo del reddito d’impresa.
La valorizzazione di tali elementi di consumo monouso, infatti, non è affatto
inibita, potendosi al contrario attribuirne rilevanza probatoria nel contesto di un più complesso quadro probatorio.

Sponsorizzazioni parzialmente inesistenti – Prova dell’effettività del costo

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Secondo alcuni interventi della giurisprudenza di merito, l’Ufficio non può dedurre l’esistenza di operazioni oggettivamente inesistenti (trattasi nella specie di inesistenza parziale, ovvero di sovrafatturazione) solo dalle risultanze della verifica condotta nei confronti dell’emittente le fatture, nonché autore del sistema fraudolento (C.T. Reg. Venezia 30.9.2015 n. 1486/5/15).
Il ragionamento ipotetico dell’Amministrazione, infatti, è espressione di un sospetto generico e non costituisce una prova neanche indiziaria (C.T. Reg. Firenze 15.3.2018 n. 505/21/17).

Assegni di importo superiore a 1.000,00 euro privi della clausola di non trasferibilità – Regime sanzionatorio

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Il decreto legislativo sull’accesso ai dati antiriciclaggio da parte delle autorità fiscali, approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri in data 16.5.2018, non include le norme che avrebbero dovuto ridurre le sanzioni (che vanno da 3.000,00 a 50.000,00 euro, con la possibilità di oblazione da 6.000,00 a 16.666,00 euro) per chi emette e chi porta all’incasso gli assegni da 1.000,00 euro a salire sprovvisti della clausola di non trasferibilità.
Spetterà ora al nuovo Governo e al Parlamento decidere se e come procedere sulla strada della riscrittura delle sanzioni applicate a casi ben lontani da ipotesi di riciclaggio.

Credito d’imposta per investimenti pubblicitari – Firma del DPCM di attuazione

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Stando ad alcune indiscrezioni, sarebbe stato firmato il DPCM relativo alla procedura per accedere al credito d’imposta per gli investimenti pubblicitari di cui all’art. 57-bis del DL 50/2017.
Con il DPCM vengono fornite indicazioni specifiche in merito a:
– soggetti beneficiari;
– investimenti ammissibili ed esclusi;
– limiti delle condizioni di agevolazione;
– procedure e controlli.
Si ricorda che il credito d’imposta è pari al 75% degli investimenti incrementali (90% in caso di investimenti effettuati da PMI e start up innovative) per le imprese, i lavoratori autonomi e gli enti non commerciali che investono in campagne pubblicitarie su quotidiani e periodici (anche on line), TV e radio locali.

Dividendi derivanti dal possesso di partecipazioni qualificate – Novità della L. 205/2017 (legge di bilancio 2018) – Disciplina transitoria (circ. Assonime 17.5.2018 n. 11)

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Secondo la circ. Assonime 17.5.2018 n. 11, la disciplina transitoria prevista dall’art. 1 co. 1006 della L. 205/2017 deve interpretarsi nel senso per cui, se la distribuzione di dividendi è stata deliberata prima del 31.12.2022 (e non, quindi, dall’1.1.2018 al 31.12.2022, come afferma testualmente la norma), la tassazione in capo al socio titolare di una partecipazione qualificata avviene secondo le previgenti regole (con inclusione dell’utile nella base imponibile IRPEF, pur nel limite del 40%, 49,72% o 58,14%), e non con la ritenuta a titolo d’imposta del 26%.
Dovrebbe, così, essere salvaguardata la posizione delle società che hanno deliberato la distribuzione nel 2017, ma che hanno materialmente eseguito la stessa, con attribuzione del denaro o dei beni ai soci, nel 2018.

Obbligo di fatturazione elettronica – Regole di emissione e ricezione delle fatture (provv. Agenzia delle Entrate 30.4.2018 n. 89757)

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Sulla base di quanto previsto dal provv. Agenzia delle Entrate 30.4.2018 n. 89757, si rileva, fra l’altro, che:
– il recapito della fattura elettronica ai clienti soggetti passivi IVA può avvenire mediante una delle tre modalità previste (sistema di posta elettronica certificata, modello web service e sistema basato su protocollo FTP);
– ai fini dell’indirizzamento della fattura elettronica è previsto un servizio di registrazione (“censimento”), accessibile tramite l’interfaccia web “Fatture e corrispettivi”, con il quale il contribuente può indicare l’indirizzo telematico (PEC o codice destinatario) ove desidera ricevere le fatture.
A prescindere dalle modalità di recapito delle fatture, il sistema della fatturazione elettronica “a regime” potrebbe e dovrebbe permettere un’integrazione automatica dei documenti ricevuti nel registro acquisti. Di conseguenza, si ricorrerà a sistemi alternativi rispetto a quello di apposizione del protocollo IVA.