Criteri per l’accertamento della natura subordinata del rapporto di lavoro (Cass. 12.9.2017 n. 21121)

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Con l’ordinanza 12.9.2017 n. 21121, la Corte di Cassazione è intervenuta con riferimento ad un caso originato da un verbale ispettivo dell’INPS, che aveva accertato la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra un’azienda e un lavoratore con il quale era stato stipulato un contratto di collaborazione.
Nell’occasione, viene giudicata corretta la decisione d’appello, che aveva accertato la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato escludendo il rilievo della volontà delle parti – manifestata con la conclusione di un contratto di co.co.co. – e attribuendo prevalenza all’indagine sulle concrete modalità di esecuzione del rapporto.
In particolare, erano stati considerati a tal fine l’orario di lavoro, la retribuzione fissa e il pieno inserimento del lavoratore nell’organizzazione dell’impresa, rendendo superflua l’indagine sull’effettiva soggezione a un potere direttivo del datore di lavoro e la stringente vigilanza sull’attività svolta.
Sul punto, la Cassazione afferma che la presenza di indici tipici del lavoro subordinato (orario di lavoro, retribuzione fissa, ecc.) può rendere superflua l’indagine sulla soggezione a ordini, poiché la subordinazione può realizzarsi anche solo con l’assoggettamento a una direttiva dettata dall’imprenditore in via programmatica o soltanto impressa nella struttura aziendale.

Liberi professionisti – Obbligo di iscrizione e contribuzione alla Gestione separata – Condizioni – Contrasti interpretativi

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Anche la norma di interpretazione autentica di cui all’art. 18 co. 12 del DL 98/2011 (conv. L. 111/2011) – intervenuta per porre fine al dibattito sulle condizioni in presenza delle quali sussiste, per i liberi professionisti, l’obbligo di iscriversi alla Gestione separata presso l’INPS – risulta prestarsi a più letture, come dimostrato dall’insorgere di nuovi contrasti interpretativi tra:
– l’indirizzo da sempre seguito dall’Istituto di previdenza, cui ha aderito, nella giurisprudenza di merito, Trib. Milano 17.5.2016, secondo cui sono assoggettati all’obbligo contributivo alla Gestione separata i professionisti che, pur iscritti ad Albi, siano esonerati, sulla base di norme statutarie o regolamentari, dal versamento alla Casse di previdenza di categoria del contributo soggettivo sul reddito professionale, a nulla rilevando il pagamento alle Casse del contributo integrativo sul volume d’affari ai fini IVA;
– l’orientamento assunto da numerosi altri Tribunali (tra i quali, Trib. Taranto 19.11.2015 e Trib. Pescara del 22.9.2016), secondo cui, poiché la lettera della norma prevede l’obbligo di iscrizione di cui si tratta per le attività autonome non soggette al “versamento contributivo” alle Casse, senza distinguere tra tipologia di contributi, il suddetto obbligo deve essere escluso anche qualora il professionista paghi il solo contributo integrativo, trattandosi, comunque, di soggetto assoggettato al versamento di un contributo, di qualsivoglia natura, ad una Cassa professionale.

Liquidazioni periodiche – Effettuazione di sole operazioni esenti IVA – Acquisto in reverse charge nel trimestre di riferimento – Effetti sull’esonero dall’obbligo di comunicazione

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L’art. 21-bis co. 3 del DL 78/2011 dispone l’esonero dalla comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche IVA in favore di coloro che non sono obbligati alla presentazione della dichiarazione annuale IVA.
Sono, quindi, esonerati dalla comunicazione periodica i soggetti che, nel periodo d’imposta, pongono in essere esclusivamente operazioni esenti ai fini IVA.
L’agevolazione opera a condizione che “nel corso dell’anno non vengano meno le predette condizioni di esonero”.
L’evenienza può verificarsi, tra l’altro, nell’ipotesi di un soggetto che effettua solo operazioni esenti (es. medico che rende prestazioni ex art. 10 co. 1 n. 18 del DPR 633/72) e nel trimestre realizza un acquisto in reverse charge (es. acquisto intra-UE di beni).
È, quindi, dovuta la comunicazione dei dati delle liquidazioni per il trimestre nel corso del quale è effettuato l’acquisto in reverse charge con insorgenza del debito IVA, ma anche per i trimestri successivi, essendo venuta meno la condizione che legittimava l’esonero dagli obblighi di comunicazione.

Iscritti all’albo dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri – Esclusione per i dati oggetto di trasmissione al Sistema Tessera Sanitaria (avviso Agenzia delle Entrate 12.9.2017)

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Con l’avviso pubblicato il 12.9.2017, l’Agenzia delle Entrate ha reso noto che i medici e gli altri soggetti di cui all’art. 3 co. 3 del DLgs. 175/2014 (farmacie pubbliche e private, ASL, ecc.) non sono tenuti a trasmettere, nell’ambito della comunicazione dei dati delle fatture da inviare entro il 28.9.2017, i dati che sono già oggetto di trasmissione al “Sistema Tessera Sanitaria” (TS). Laddove le comunicazioni inviate dovessero ricomprendere tali dati, l’Agenzia eviterà, comunque, la duplicazione delle informazioni.
È stato altresì chiarito che anche i curatori fallimentari e i commissari liquidatori sono tenuti ad effettuare la comunicazione dei dati delle fatture del soggetto fallito o in liquidazione coatta amministrativa, nel rispetto dei termini normativamente previsti per l’adempimento, ma limitatamente alle fatture da loro emesse e a quelle ricevute e registrate dalla data della dichiarazione di fallimento o di liquidazione coatta. Resta ferma la possibilità, per gli stessi soggetti, di inviare i dati delle fatture emesse e ricevute anteriormente a tale data.

Indici di affidabilità fiscale

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Sono in corso di approvazione i primi indici di affidabilità fiscale che sostituiranno gli studi di settore. Per l’anno d’imposta 2017, saranno operativi 70 nuovi ISA.
Rispetto agli studi di settore, gli indici faranno applicazione di una nuova metodologia statistico-economica che stabilirà il grado di affidabilità del contribuente su una scala da 1 a 10. Sarà considerata la plausibilità dei ricavi, del valore aggiunto e del reddito, l’affidabilità dei dati dichiarati ed eventuali anomalie economiche; dalla media di questi indicatori emergerà un punteggio che rappresenterà il posizionamento di ogni contribuente in termini di affidabilità dei suoi comportamenti fiscali. Tale valutazione considererà i dati disponibili dal 2008 al 2015, circostanza che consentirà di evitare il ricorso futuro ai correttivi congiunturali.

 

Rettifica del valore dell’immobile ceduto – Perizia di parte – Stima dell’Agenzia del Territorio – Valore probatorio (Cass. 13.9.2017 n. 21257)

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La Corte di Cassazione, nella sentenza 13.9.2017 n. 21257, si è pronunciata sul tema della rettifica del valore dell’immobile ceduto, ai fini dell’applicazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale. In particolare, la Corte ha stabilito che la rettifica operata dall’Agenzia delle Entrate sulla base della perizia tecnica della (ex) Agenzia del Territorio, a sua volta fondata sui valori OMI, può essere superata dalla perizia di parte che abbia considerato analiticamente le condizioni dell’immobile, la sua vetustà, la sua collocazione, ecc.
Pertanto, la Corte ha ritenuto corretto l’operato del giudice di merito che aveva annullato la rettifica dell’Agenzia ritenendo che i contribuenti avessero fornito la prova (mediante la perizia di parte) che il valore da essi dichiarato fosse più aderente alla realtà.

Contenuto letterale della fattura – Rilevanza ai fini della detrazione IVA e della deducibilità del costo (norma di comportamento AIDC n. 199)

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La norma di comportamento AIDC n. 199 analizza la rilevanza del contenuto letterale delle fatture ai fini IVA e delle imposte sui redditi.
Ai fini IVA, la prescrizione inserita nell’art. 21 co. 1 e 2 lett. g) del DPR 633/72, secondo cui la fattura deve essere emessa e contenere, fra l’altro, l’indicazione della “natura, qualità e quantità dei beni e servizi formanti oggetto dell’operazione”, non comporta, in caso di incompleta o imprecisa o parzialmente erronea descrizione, l’automatica indetraibilità dell’IVA addebitata al cliente, soggetto passivo dell’imposta, se viene dimostrato, con documenti accessori, che sono sussistenti i requisiti sostanziali dell’operazione.
Per la deduzione del costo ai fini delle imposte sul reddito, l’esistenza della fattura non è di per sé indispensabile. Pertanto, ancorché sia uno dei principali documenti utili alla verifica della corretta determinazione dell’imponibile ai fini delle imposte sui redditi, il contenuto della fattura non é in sé determinante. Perché siano deducibili, infatti, i costi possono essere dimostrati con documenti accessori che consentano di valutare se siano inerenti, determinati (o determinabili), imputati al corretto periodo d’imposta ed effettivi.

Comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute riferite al primo semestre 2017 – Operazioni con l’estero – Modalità di esposizione

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La comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute e delle bollette doganali, ai sensi dell’art. 21 del DL 78/2010, a decorrere dal 2017 non contempla esclusioni specifiche per le fatture riferite alle operazioni da/verso l’estero.
Alcune fatture sono valorizzate indicando uno speciale codice identificativo nel campo “Natura dell’operazione” del tracciato di invio dei dati:
– le cessioni di beni intra-UE e le cessioni all’esportazione (comprese quelle in regime del margine), in quanto operazioni non imponibili IVA, sono identificate con il codice “N3″;
– le prestazioni di servizi “fuori campo” IVA con il codice “N2″ (lo stesso dovrebbe valere per i servizi B2B a soggetti passivi UE e per le cessioni di beni ubicati all’estero verso soggetti passivi UE);
– gli acquisti di servizi da soggetti non residenti in reverse charge, mediante l’integrazione della fattura ricevuta dal prestatore UE ovvero documentati con autofattura (se il fornitore è extra-UE), sono identificati con “N6″;
– gli acquisti intracomunitari sono identificati con “N6″, fatta eccezione per gli acquisti intra non imponibili ai fini IVA (codice “N3″) o esenti (codice “N4″) ex art. 42 del DL 331/93.

Dipendenti pubblici e privati – Istituzione del Polo unico per le visite fiscali

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È prevista per oggi, 30.8.2017, la presentazione del decreto destinato a regolare i controlli del nuovo Polo unico per le visite fiscali gestito dall’INPS, operativo dall’1.9.2017, sia per i dipendenti privati che per quelli pubblici.
Con riferimento a questi ultimi, è prevista la possibilità di effettuare le verifiche sulle assenze per malattia in modo sistematico e ripetitivo, anche in prossimità dei giorni festivi e di riposo.
Più in particolare, le visite fiscali INPS così regolate riguarderanno tutte le amministrazioni dello Stato, incluse scuole, aziende statali e Camere di commercio. In aggiunta, rientreranno nel perimetro della misura, tra gli altri, i magistrati di tutte le magistrature, i docenti e i ricercatori universitari, gli Avvocati e Procuratori dello Stato, con esclusione, invece, del personale dei Corpi armati dello Stato, dei vigili del fuoco, degli enti pubblici economici, degli enti morali e delle aziende speciali.
Per quanto concerne, le fasce orarie di reperibilità, esse dovrebbero essere ancora le seguenti:
– 9-13 e 15-18 per il settore pubblico;
– 10-12 e 17-19 per il settore privato.

Misura unica di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale – Reddito di inclusione

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Nel corso del Consiglio dei Ministri tenutosi in data 29.8.2017, è stato approvato in esame definitivo il DLgs. attuativo della L. 33/2017 che introduce, con decorrenza 1.1.2018, il reddito di inclusione (c.d. ReI) quale misura unica a livello nazionale di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale.
La misura in argomento è strutturata secondo due modalità di intervento, costituite da un sostegno al reddito e da iniziative mirate di inclusione.
La prima consiste dunque in un beneficio economico erogato su base mensile per un periodo non superiore a 18 mesi, il cui importo potrà variare da circa 190 euro mensili per una persona sola, fino a quasi 490 euro per un nucleo familiare con 5 o più componenti.
La seconda modalità consiste invece nell’offerta di servizi a soggetti specificamente individuati sulla base di determinati criteri (valutazione del bisogno del nucleo familiare, situazione lavorativa, profilo di occupabilità, eccetera), con la finalità predisporre un “progetto personalizzato” volto al superamento della condizione di povertà.
Per quanto concerne i requisiti per l’accesso al ReI, si precisa che verrà richiesto ai nuclei familiari un valore dell’ISEE in corso di validità non superiore a 6.000 euro e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20.000 euro.