Soci accomandanti – Poteri di controllo prima della comunicazione annuale del bilancio – Limiti (Trib. Roma 13.2.2018)

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Secondo il Tribunale di Roma, la possibilità per i soci accomandanti di sas di consultare i libri e i documenti contabili è limitata alla fase successiva alla comunicazione annuale del bilancio. Solo dopo tale fase è consentita la consultazione della documentazione in possesso della società e, comunque, solo al fine di controllare l’esattezza delle relative informazioni.
Infatti, non possono essere assimilati, da un lato, il diritto di comunicazione di cui all’art. 2320 c.c. e, dall’altro, il potere di cui all’art. 2261 c.c., con specifico riguardo ai soci della società semplice (e della snc) che non partecipano all’amministrazione.
Di conseguenza, la richiesta del socio accomandante di accesso alla documentazione relativa all’anno sociale in corso non può essere ammessa.

Acquisto da parte di soci – Potere dispositivo degli amministratori – Esclusione – Obbligo di contrarre – Esecuzione in forma specifica (Trib. Roma 14.3.2018)

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Il Giudice del Registro delle imprese presso il Tribunale di Roma, nel provvedimento del 14.3.2018, ha precisato che:
– ai sensi dell’art. 2437-bis co. 2 c.c. e dell’art. 2437-quater c.c., il recedente da spa rimette nella disponibilità della società e, per essa, degli amministratori il potere di alienare i titoli azionari. In funzione di ciò si prevede, da un lato, il deposito delle azioni presso la sede sociale e, dall’altro, l’incedibilità per il socio delle stesse. La spa è così configurata al pari di un “commissario per la vendita”;
– diversamente, nelle srl non è previsto nulla di simile e neppure è applicabile analogicamente quanto disposto per le spa. L’attribuzione agli amministratori di spa di un potere dispositivo sulla partecipazione del recedente costituisce oggetto di una norma di carattere eccezionale;
– in caso di esercizio del diritto di recesso da una srl, quindi, agli amministratori non è riconosciuto alcun potere dispositivo sulla relativa partecipazione in funzione del “rimborso” mediante acquisto da parte di altri soci o di terzi, configurandosi, in capo al recedente, un vero e proprio obbligo di contrarre, coercibile ex art. 2932 c.c.

Impossibilità di conseguire l’oggetto sociale – Mancanza di continuità aziendale (caso Assonime 15/2017)

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Assonime, nel caso 15/2017 (“La perdita di continuità aziendale quale causa di scioglimento delle società di capitali”), pubblicato ieri, ha precisato, tra l’altro, che, anche aderendo ad una lettura estensiva della causa di scioglimento della sopravvenuta impossibilità di conseguire l’oggetto sociale ex art. 2482 co. 1 n. 2 c.c., è indubbio che questa debba caratterizzarsi per una vera e propria impossibilità (e la prevista assemblea ha proprio il compito di accertare tale assolutezza). Ciò esclude che possa essere tale la mancanza di continuità nel senso del diritto commerciale (quale situazione di crisi reversibile tramite piani e strategie).
La mancanza di continuità aziendale può, invece, configurare una causa di scioglimento quando presenti carattere di assolutezza, non sussistendo piani ragionevoli e appropriati per il superamento della crisi, né soci disposti ad intervenire.
Tuttavia, non è affatto detto che una situazione di mancanza di continuità “assoluta” debba essere necessariamente gestita quale causa di scioglimento per impossibilità sopravvenuta di conseguimento dell’oggetto sociale. Sembra, infatti, praticabile anche la diversa strada del ricorso agli istituti di gestione della crisi d’impresa e, in particolare, al fallimento, che è l’istituto attivabile in presenza di uno stato di insolvenza.

Sottoscrizione digitale ai fini fiscali di atti societari – Novità del DL 148/2017 convertito

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L’operatività dell’art. 11-bis del DL 148/2017, che introduce la possibilità di firmare digitalmente determinati atti societari, è circoscritta ai connessi atti di “natura fiscale”. Conseguentemente, la norma non produce alcun effetto rispetto all’operatività delle procedure civilistiche prescritte per la formazione e la pubblicizzazione delle operazioni societarie, le quali non sono influenzate dall’utilizzo della firma digitale che costituisce la forma elettronica della tradizionale firma autografa cartacea che va apposta sui documenti informatici.
Così, prendendo ad esempio l’operazione di trasformazione societaria, la validità dell’atto continuerà ad essere condizionata alla forma dell’atto pubblico.

Sottoscrizione digitale ai fini fiscali di atti societari – Novità del maxiemendamento al DL 148/2017

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Il maxiemendamento approvato dal Senato in sede di conversione del DL 148/2017 introduce il nuovo co. 1-ter all’art. 36 del DL 112/2008 (in materia di class action e sottoscrizione dell’atto di trasferimento di partecipazioni societarie).
La nuova disposizione estende la facoltà di utilizzo della firma digitale alla sottoscrizione delle seguenti tipologie di atti:
– gli atti di trasformazione delle società (art. 2498 c.c.);
– gli atti di scissione delle società (art. 2506 c.c.);
– i contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà o il godimento delle imprese soggette a registrazione (art. 2556 c.c.).
L’utilizzo della firma digitale deve avvenire nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione dei documenti informatici.
Al riguardo, si ritiene che la norma non sembri di per sé idonea ad incidere sulle attuali modalità di gestione dell’atto e che la sottoscrizione digitale non sia altro che una forma di redazione telematica del documento.

Società tra professionisti – Attività non soggetta a fallimento (Trib. Forlì 25.5.2017)

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Il Tribunale di Forli, con la sentenza del 25.5.2017, ha precisato che è esclusa dal fallimento la società tra professionisti, respingendo così un’istanza di fallimento avanzata nei confronti di una società tra professionisti, nella specie, in forma di srl, con oggetto sociale l’esercizio della professione di dottore commercialista.
Secondo il Tribunale, infatti, l’impossibilità di fallire (seguendo i criteri di fallibilità di cui all’art. 1 del RD 267/42) è da ricollegare al fatto che la società tra professionisti non svolge attività di impresa commerciale.
Sul punto, si segnala che, ai sensi dell’art. 5 co. 2 lett. m) della L. 247/2012, recante la delega al Governo per l’introduzione della società tra avvocati, il legislatore ha posto, fra i criteri e i principi direttivi, quello che la società tra avvocati non sia soggetta al fallimento e alle procedure concorsuali diverse da quelle di composizione delle crisi da sovraindebitamento.

Collegio Sindacale – Dimissioni

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In relazione a Cass. 9416/2017 che, in ordine alla previgente disciplina, ha ribadito la configurabilità della prorogatio nei confronti dei sindaci dimissionari, si osserva, innanzitutto, come alla luce della disciplina vigente, il CNDCEC (nella Norma di comportamento 1.6) abbia sostenuto che le dimissioni del sindaco producano effetto immediato a prescindere dalla sostituibilità del medesimo, a cui peraltro la società è tenuta (art. 2400 co. 3 c.c.).
Al riguardo, inoltre, il MISE ha chiarito che:
-spetta agli amministratori procedere, entro trenta giorni, all’iscrizione nel Registro delle imprese della cessazione dall’ufficio di sindaco;
-decorsi i trenta giorni senza che gli amministratori abbiano provveduto, le risultanze del Registro delle imprese non saranno allineate alla reale situazione della società, rendendosi pertanto necessaria l’iscrizione d’ufficio della cessazione del sindaco ai sensi dell’art. 2190 c.c. In questa seconda ipotesi, il sindaco dimissionario può sollecitare il Registro delle imprese a procedere con l’iscrizione d’ufficio (ex art. 9 della L. 241/90).

Nomina dell’amministratore delegato di società di capitali (massime del Consiglio notarile di Firenze)

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Secondo una massima del Consiglio notarile di Firenze, la nomina dell’amministratore delegato delle società di capitali può avvenire mediante un’apposita deliberazione del consiglio di amministrazione oppure già in sede di atto costitutivo della società, mediante una nomina diretta da parte dei soci. In quest’ultimo caso però occorre che:
– tutti coloro che sono nominati componenti del consiglio di amministrazione partecipino all’atto costitutivo, abbiano accettato la carica e abbiano assunto la decisione all’unanimità; oppure, in alternativa, seppur non partecipanti all’atto costitutivo, abbiano preventivamente accettato la carica in forma scritta e abbiano sottoscritto una dichiarazione di nomina e di delega di poteri a favore di uno o più fra loro;
– nel caso in cui, in sede di atto costitutivo, sia nominato anche il Collegio sindacale (come è necessario che accada quando si costituisce una spa), tutti i membri dell’organo di controllo partecipino all’atto costitutivo e abbiano accettato la carica; oppure, in alternativa, seppur non partecipanti all’atto costitutivo, abbiano preventivamente accettato la carica in forma scritta e abbiano sottoscritto una dichiarazione di presa d’atto della scelta dei soci in ordine alla nomina di uno o più amministratori delegati.

Cessione totalitaria di quote societarie – Riqualificazione in cessione d’azienda – Illegittimità – Condizioni (C.T. Reg. Cagliari, sez. Sassari, 386/8/16)

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La C.T. Reg. Cagliari sez. Sassari, nella sentenza 386/8/16, ha chiarito che la cessione totalitaria di quote societarie non può essere riqualificata, ai fini dell’imposta di registro, come cessione di azienda.
Secondo la Commissione, infatti, la cessione d’azienda e la cessione – anche totalitaria – di quote sono istituti ben distinti, aventi effetti giuridici, contabili, gestionali e fiscali diversi. Pertanto, la scelta di una figura in luogo dell’altra non configura elusione ma determina un legittimo risparmio di imposta a norma dell’art. 10-bis della L. 212/2000.
Inoltre – afferma la Commissione – l’art. 20 del DPR 131/86 non legittima una riqualificazione degli atti basata sul loro contenuto economico, bensì solo fondata sugli “effetti giuridici” degli atti portati alla registrazione, come si legge chiaramente dal testo normativo. Pertanto, l’Ufficio può ricostruire la natura giuridica dell’atto portato alla registrazione ma non può dare rilievo alle vicende economiche sottese all’atto stesso o ad elementi extra testuali non desumibili dall’atto medesimo.

Accertamento notificato alla società – Valenza nei confronti del socio (Cass. 9.8.2016 n. 16713)

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Secondo la sentenza Cass. 9.8.2016 n. 16713, ai fini della riscossione della pretesa tributaria, non è necessario che l’Ufficio notifichi direttamente al socio di società di persone l’avviso di accertamento o la cartella di pagamento già formalmente comunicato alla società, in quanto la notifica di un atto tributario attraverso detta società produce effetti di prescrizione anche per il socio.
Tale presupposto muove dalla considerazione che la responsabilità illimitata dei soci, in merito alle obbligazioni tributarie, rappresenta un’incombenza di tipo diretto per la quale il debito della società si trasforma in debito del socio.
In sostanza, nelle società personali la responsabilità illimitata del socio è indiretta e si confonde con quella della società. Pertanto, la notifica dell’atto impositivo alla società personale produce effetti anche nei confronti del socio relativamente alla riscossione futura delle somme ed in termini di prescrizione.
Nel caso di specie, è stata notificata al socio di una snc una cartella di pagamento decorsi 10 anni dalla notifica dell’avviso di accertamento alla società.