Assegno unico e universale – Novità del Ddl. di bilancio 2023

Nel Ddl. di bilancio 2023 è previsto che dall’1.1.2023 l’importo dell’assegno unico e universale sia maggiorato del 50% per i primi 12 mesi dalla nascita del figlio, salendo così a 262,50 euro massimi (invece di175,00 euro) per nuclei familiari con ISEE fino a 15.000,00 euro.
Inoltre, dall’1.1.2023 saranno rese strutturali le disposizioni che nel 2022 avevano transitoriamente aumentato gli importi di assegno unico e le maggiorazioni per i figli disabili.

Modifiche al regime pensionistico – Novità del Ddl. di bilancio 2023

Le modifiche all’anticipo pensionistico “opzione donna” di cui all’art. 16 del DL 4/2019, indicate nella versione bollinata del Ddl. di bilancio 2023, prevedono innanzitutto nuovi requisiti anagrafici e un forte restringimento del novero delle destinatarie, includendovi solo specifiche categorie, ossia le c.d. “caregiver” (ossia coloro che assistono il coniuge, un parente o un affine in condizione di handicap grave o in situazioni di particolare bisogno), coloro con un’invalidità al 74% e le lavoratrici licenziate o dipendenti da imprese per le quali è attivo uno specifico tavolo per la gestione delle crisi aziendali.
Per quanto riguarda i requisiti anagrafici e contributivi, si richiede innanzitutto di aver maturato entro il 31.12.2022, congiuntamente ad un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni, un’età anagrafica di 60 anni.
Il requisito anagrafico viene poi ridotto di un anno per ogni figlio nel limite massimo di due anni.
In altri termini, l’età minima per accedere all’opzione donna sarà di 58 anni se le lavoratrici hanno almeno due figli, ovvero 59 anni se il figlio è uno solo. Per le lavoratrici senza figli il requisito anagrafico rimane dunque fissato a 60 anni.

Agevolazioni contributive – Assunzioni di donne svantaggiate – Novità del Ddl. di Bilancio 2023

Il testo bollinato del Ddl. di bilancio 2023 proroga l’esonero contributivo previsto per “le nuove assunzioni di donne lavoratrici” di cui al comma 16 dell’art. 1 della L. 178/2020 per le assunzioni, o trasformazioni di contratto, effettuate tra l’1.1.2023 e il 31.12.2023.
Si tratta dello sgravio contributivo ex art. 4 co. 9-11 della L. 92/2012, già riconosciuto per le assunzioni di donne effettuate nel biennio 2021-2022, in misura pari al 100%, nel limite massimo di 6.000 euro annui. Come già specificato dall’INPS (circ. 32/2021), tale agevolazione si applica alle assunzioni di donne svantaggiate (ossia, quelle in stato di disoccupazione da oltre 12 mesi o prive di impiego) effettuate da datori di lavoro del settore privato, anche se non imprenditori. Non trova applicazione nei confronti della P.A.
Detto incentivo spetta per:
– le assunzioni a tempo determinato (per un massimo di 12 mesi);
– le assunzioni a tempo indeterminato (fino ad un massimo di 18 mesi);
– le trasformazioni a tempo indeterminato di un precedente rapporto agevolato (per un massimo di 18 mesi dalla data dell’assunzione) e a quelle di rapporti a termine non agevolati (per 18 mesi dalla data di trasformazione).
L’efficacia di tale misura contributiva è condizionata all’autorizzazione della Commissione europea.

Redditi di lavoro dipendente – Comunicazioni per l’adempimento spontaneo per l’anno 2018 e successivi (provv. Agenzia delle Entrate 29.11.2022 n. 439255)

Con il provvedimento n. 439255/2022 dell’Agenzia delle Entrate si apre una fase di contraddittorio tra Amministrazione e contribuenti potenzialmente molto ampia.
Le comunicazioni siano inviate ai soggetti che risultano fiscalmente residenti in Italia i quali hanno percepito redditi di lavoro dipendente o pensioni di fonte estera nei periodi d’imposta 2018 e successivi.
La locuzione impiegata implica che le situazioni in cui si andrà in contraddittorio sono potenzialmente molte. Ad esempio, la persona che vive all’estero, ma che non si è iscritta all’AIRE, dovrebbe dimostrare la residenza estera in base alle Convenzioni. Altre contestazioni potrebbero derivare da una non corretta applicazione, da parte del contribuente, dei principi delle Convenzioni in tema di lavoro dipendente.
Nel momento in cui le irregolarità siano tali, e consiglino la regolarizzazione della posizione, potrebbe essere conveniente il ricorso al c.d. “ravvedimento speciale delle violazioni tributarie”, in fase di approvazione nell’ambito del Ddl. di bilancio 2023.

Agevolazioni prima casa – Caratteristiche dell’immobile – Abitazione non di lusso – Mancanza condizioni – Decadenza – Sanzioni (Cass. 30.8.2022 n. 25489)

Sulla base della disciplina previgente, che precludeva l’applicazione dell’agevolazione prima casa alle abitazioni qualificabili “di lusso” ai sensi del DM 2.8.69, nel computo della superficie utile andavano anche i locali di sgombero non abitabili (in quanto era rilevante l’idoneità allo svolgimento delle attività della vita quotidiana). Nel caso di specie, l’immobile era qualificabile di lusso ai sensi dell’art. 5 del citato DM, avendo superficie superiore a 200 mq ed avendo un’area pertinenziale “della superficie di oltre sei volte l’area coperta” (costituita dal terreno circostante il fabbricato, essendo a tal fine irrilevante la qualificazione catastale dell’area ai fini della natura pertinenziale ex art. 817 c.c.).
Nel caso di specie, risulta applicabile la sanzione del 30% in quanto:
– anche la dichiarazione relativa alla natura non di lusso dell’immobile deve essere contenuta nell’atto di acquisto e quindi, se mendace, comporta la decadenza dal beneficio;
– come illustrato dalla Cass. SS.UU. 22.4.2022 n. 13145, la modifica normativa successiva, che ha reso irrilevante la natura “di lusso” dell’immobile, ancorando il beneficio alla sola destinazione catastale, non ha comportato una abolitio criminis e non può applicarsi retroattivamente.
Trattandosi di atto imponibile ad IVA, posto che la revoca del beneficio è riconducibile ad elementi oggettivi del contratto stipulato dalle parti, di cui esse sono necessariamente a conoscenza, l’Amministrazione finanziaria può emettere l’avviso di liquidazione dalla maggiore IVA, irrogando le sanzioni:
– sia nei confronti del cedente, quale soggetto passivo ex art. 17 del DPR 633/72 (salva la rivalsa successiva, in caso di pagamento, nei limiti di cui all’art. 60 co. 7 del DPR 633/72);
– sia nei confronti dell’acquirente dell’immobile medesimo, col primo tenuto quale coobbligato ai sensi della Nota II-bis all’art.  1 della Tariffa, parte I, allegata al DPR 131/86.

Contributo fino a 30.000 euro per ristoranti, pasticcerie e gelaterie

E’ pronto al via il contributo fino a 30.000 euro riconosciuto a ristoranti pasticcerie e gelaterie.

L’agevolazione consiste in un contributo in conto capitale che sarà pari al 70 per cento delle spese totali ammissibili, entro il limite di 30.000 euro per singola impresa.

Ad aver diritto alle agevolazioni saranno le imprese in possesso dei seguenti requisiti:

• se operanti nel settore identificato dal codice ATECO 56.10.11 (Ristorazione con somministrazione): essere regolarmente costituite ed iscritte come attive nel Registro delle imprese da almeno 10 anni o in alternativa aver acquistato nei 12 mesi precedenti prodotti certificati DOP, IGP, SQNPI, SQNZ e prodotti biologici per almeno il 25 per cento degli acquisti totali del periodo;

• se operanti nel settore identificato dal codice ATECO 56.10.30 (Gelaterie e pasticcerie) e dal codice ATECO 10.71.20 (Produzione di pasticceria fresca): essere regolarmente costituite e iscritte nel Registro delle imprese da almeno 10 anni o in alternativa aver acquistato prodotti DOP, IGP, SQNPI e prodotti biologici per almeno il 5 per cento del totale.

Alle caratteristiche specifiche delle imprese si affiancano gli ulteriori requisiti previsti.

Il contributo per ristoranti, gelaterie e pasticcerie spetterà alle imprese che:

• sono nel libero esercizio dei propri diritti, non sono in liquidazione volontaria e non sono sottoposte a procedura concorsuale o altra situazione equivalente;

• non sono considerate in difficoltà;

• sono iscritte presso INPS o INAIL e hanno il DURC regolare;

• sono in regola con gli adempimenti fiscali;

• hanno restituito le somme eventualmente dovute in caso di provvedimenti di revoca di agevolazioni;

• non hanno ricevuto e successivamente non rimborsato o depositato in un conto bloccato aiuti individuati quali illegali o incompatibili dalla Commissione europea.

Nell’elenco delle spese ammissibili che concorreranno al calcolo del contributo concedibile rientrano quelle sostenute per macchinari professionali e beni strumentali all’attività d’impresa, nuovi di fabbrica.

I beni acquistati dovranno essere mantenuti per almeno 3 anni dalla data di concessione del contributo.

Lo Studio è a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Esonero dello 0,8% per i rapporti di lavoro dipendente – Novità della L. 234/2021 (legge di bilancio 2022) – Istruzioni operative (circ. INPS 22.3.2022 n. 43)

Con la circ. 22.3.2022 n. 43, l’INPS ha fornito le istruzioni operative sull’esonero dello 0,8% della quota IVS del lavoratore, introdotto – in via eccezionale per i periodi di paga dall’1.1.2022 al 31.12.2022 – dall’art. 1 co. 121 della L. 234/2021.
Lo sconto contributivo si applica:
– ai lavoratori dipendenti di datori di lavoro, a prescindere dal settore (pubblico o privato), ad eccezione del lavoratore domestico;
– se la retribuzione mensile del lavoratore (ovverosia l’imponibile previdenziale) non ecceda l’importo di 2.692 euro (se nel mese tale importo venisse superato, lo sconto non spetterà nel mese in questione);
– sulla tredicesima (fermo restando il limite di 2.692 euro, ovvero 224 euro se la tredicesima è erogata mensilmente), ma non sulla quattordicesima.
I datori di lavoro dovranno esporre, dal flusso UniEmens di competenza di marzo 2022, i lavoratori per i quali spetta l’esonero, utilizzando i nuovi codici causale “L024″ ed “L025″ (quest’ultimo per la tredicesima). Per i mesi pregressi, la valorizzazione dell’elemento “AnnoMeseRif” può essere effettuata nei flussi di competenza di marzo, aprile e maggio 2022.
Specifiche istruzioni sono state dettate ai datori di lavoro agricoli.

Imprese turistiche-ricettive – Credito d’imposta per la seconda rata dell’IMU 2021 – Novità del DL 21.3.2022 n. 21 (c.d. DL “Ucraina”)

L’art. 22 del DL 21.3.2022 n. 21 riconosce un contributo, sotto forma di credito d’imposta, pari al 50% dell’importo versato per la seconda rata dell’IMU per l’anno 2021, alle  imprese turistico-ricettive.
Dal punto di vista oggettivo, per poter beneficiare del contributo è necessario che:
– gli immobili per i quali è stata pagata la seconda rata dell’IMU 2021 siano accatastati nella categoria catastale D/2;
– in detti immobili venga gestita la relativa attività ricettiva;
– i proprietari degli immobili D/2 siano anche gestori delle attività ivi esercitate.
I gestori dell’attività (che sono anche i proprietari dell’immobile D/2), inoltre, devono aver subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel secondo trimestre 2021 di almeno il 50% rispetto al corrispondente periodo dell’anno 2019.
Il credito d’imposta, che dovrà essere richiesto presentando un’apposita autodichiarazione all’Agenzia delle Entrate secondo le modalità ed entro i termini che saranno stabiliti da un apposito provvedimento, è utilizzabile esclusivamente in compensazione mediante il modello F24, non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione netta ai fini dell’IRAP e non rileva ai fini del rapporto di cui agli artt. 61 e 109 co. 5 del TUIR.

Regime di non imponibilità IVA delle cessioni intracomunitarie di beni – Effetti della incompleta, tardiva o mancata compilazione dell’elenco riepilogativo INTRASTAT

Tra i requisiti sottesi al regime di non imponibilità IVA delle cessioni intracomunitarie di beni, l’art. 41 co. 2-ter del DL 331/93 richiede che il cedente abbia compilato l’elenco riepilogativo INTRASTAT o ne abbia debitamente giustificato l’incompleta o mancata compilazione.
Non è ancora stato chiarito, da parte dell’Amministrazione finanziaria, se a fronte di una violazione nella presentazione degli elenchi INTRA delle vendite, la successiva regolarizzazione sia sufficiente a garantire la permanenza del regime di favore, come nel caso in cui l’elenco sia presentato omettendo i dati di una o più cessioni INTRA Ue oppure indicando dati errati.
Le Note esplicative riguardanti i “Quick fixes 2020″ evidenziano che il mancato adempimento del cedente in merito alla presentazione degli elenchi, ai sensi dell’art. 138, par. 1-bis della direttiva 2006/112/CE, “può di fatto essere stabilito solo una volta trascorso un certo periodo dal momento in cui la cessione è stata effettuata e fatturata”. Vi è dunque un lasso di tempo “tra il momento in cui il cedente deve presentare l’elenco riepilogativo e il momento in cui le autorità fiscali intervengono”.