Cumulo gratuito dei periodi assicurativi – Estensione alle Casse di previdenza professionali – Istruzioni (circ. INPS 12.10.2017 n. 140)

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Dopo che l’INPS, con la circ. 140/2017, è nuovamente intervenuta sulla disciplina del cumulo gratuito dei periodi assicurativi di cui all’art. 1 co. 239 ss. della L. 228/2012, come modificata dalla L. 232/2016, occupandosi dell’innovazione consistente nella possibilità di esercizio di tale facoltà anche da parte degli iscritti alle Casse di previdenza privati dei liberi professioni, si propone un confronto – finalizzato ad una valutazione di convenienza, da effettuare caso per caso – con gli altri due principali istituti a disposizione di chi sia interessato a riunire i contributi versati in Enti diversi:
– la ricongiunzione, caratterizzata dal trasferimento di tutti i periodi contributivi presso un’unica Gestione allo scopo di ottenere una sola pensione, con conseguente possibilità di fare riferimento ai requisiti di accesso vigenti nella stessa (eventualmente più favorevoli rispetto al sistema generale), e dall’onerosità;
– la totalizzazione, nella quale, al pari del cumulo, i contributi non si trasferiscono da una Gestione all’altra, ma vengono semplicemente sommati, in modo gratuito, ai fini del raggiungimento del diritto alla pensione, con calcolo del trattamento pensionistico “pro quota” da parte di ciascun Ente previdenziale. Le quote di trattamento vengono, però, calcolate in linea di massima con il metodo contributivo.

Diniego di rottamazione – Mancato pagamento di rate antecedenti all’1.10.2016 – Novità della bozza di DL fiscale collegato alla legge di bilancio 2018

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L’art. 6 co. 8 del DL 193/2016 sanciva che, per poter accedere alla rottamazione dei ruoli, sarebbe stato necessario pagare le rate da dilazione dei ruoli scadenti da ottobre a dicembre 2016.
Illegittimamente, Agenzia delle Entrate-Riscossione ha opposto il diniego di rottamazione non solo per coloro i quali avessero omesso di versare rate scadenti prima dell’ottobre 2016, ma anche per semplici tardività.
In base alla bozza di decreto legge collegato alla legge di bilancio 2018, l’Esecutivo ha intenzione di sanare le illegittimità indicate, ammettendo i debitori notificatari del diniego ad una nuova rottamazione, previa domanda da presentare entro il 31.12.2017, e pagamento di tutte le rate che risultavano scadute al 31.12.2016.
Per come è formulato il testo normativo, non è previsto lo scomputo della quota di sanzione per i debitori che, dopo il diniego, sono stati costretti ad onorare tutte le rate scadute, in ragione della mancata ammissione alla rottamazione.

Postergazione al 30.11.2017 del pagamento della prima e seconda rata – Ammissione per i carichi trasmessi dall’1.1.2017 al 30.9.2017 – Novità della bozza di DL fiscale collegato alla legge di bilancio 2018

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Per effetto dell’art. 6 del DL 193/2016, previa domanda che avrebbe dovuto essere presentata entro il 21.4.2017, i debitori potevano rottamare i carichi di ruolo (in special modo tributari e contributivi) trasmessi dal 2000 al 2016. A fronte di ciò, era previsto lo stralcio intero delle sanzioni amministrative e degli interessi di mora.
In base alla bozza di decreto legge collegato alla legge di bilancio 2018, si prevede:
– la postergazione al 30.11.2017 delle rate da rottamazione scadute a luglio e a settembre 2017 (in sostanza, il 30.11.2017 diviene il termine per il pagamento delle prime tre rate, visto che la terza, come scadenza naturale, ha proprio il 30.11);
– la riapertura della rottamazione per i ruoli trasmessi dall’1.1.2017 al 30.9.2017.
Relativamente al primo punto, si tratta di un aspetto molto importante, in quanto, secondo il dato normativo, qualsiasi inadempienza, anche esigua, relativa al pagamento delle rate comporta l’inefficacia della rottamazione, e l’esazione di tutto il debito in unica soluzione.

Credito d’imposta per investimenti pubblicitari – Novità della bozza di DL fiscale collegato alla legge di bilancio 2018

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Il decreto fiscale collegato alla legge di bilancio 2018, approvato dal Consiglio dei Ministri, prevede che il credito d’imposta per investimenti in pubblicità di cui all’art. 57-bis del DL 50/2017 spetti per gli investimenti incrementali realizzati già dal 24.6.2017.
In particolare, il decreto fiscale sembra confermare quanto previsto dall’ordine del giorno G/2853/218/5, prevedendo che siano agevolabili gli investimenti incrementali pubblicitari effettuati dal 24.6.2017 al 31.12.2017, purché il loro valore superi almeno dell’1% l’ammontare degli analoghi investimenti pubblicitari effettuati dai medesimi soggetti sugli stessi mezzi di informazione nel corrispondente periodo dell’anno 2016.
Si attendono, comunque, le disposizioni attuative.

Lavoro domestico – Inquadramento dei lavoratori – Disposizioni del CCNL

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Nell’ambito del lavoro domestico, il lavoratore deve prestare la propria opera per il funzionamento della vita familiare, per un datore di lavoro che può essere un privato, una famiglia o una comunità senza fini di lucro, a condizione che l’attività svolta non sia di tipo industriale o professionale.
Perché la prestazione sia riconducibile al rapporto di lavoro domestico (a tempo indeterminato o a termine), la prestazione lavorativa deve essere continuativa, resa all’interno dell’abitazione del datore di lavoro e deve rispondere a un suo bisogno personale o legato al funzionamento della vita familiare, mentre se la prestazione non è resa in modo continuativo ma occasionale, è possibile utilizzare il Libretto Famiglia (art. 54-bis del DL 50/2017).
L’inquadramento del lavoratore domestico deve essere effettuato, in base a quanto previsto dal CCNL di riferimento (CCNL “Collaboratori familiari – Lavoro domestico” del 20.2.2014), tenendo conto sia delle mansioni svolte, sia della qualifica acquisita dal lavoratore, dalla convivenza o meno con la famiglia e dall’orario di lavoro.

Esercizi di vendita di prodotti alcolici assoggettati ad accisa – Esclusione dall’obbligo di denuncia (Nota Agenzia Dogane e Monopoli 9.10.2017 n. 113015)

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La nota Agenzia Dogane e Monopoli 9.10.2017 n. 113015 ha analizzato il campo di applicazione dell’esonero, previsto dall’art. 1 co. 178 della L. 4.8.2017 n. 124 per gli esercizi pubblici, quelli di intrattenimento pubblico, gli esercizi ricettivi e i rifugi alpini, relativamente all’obbligo della preventiva denuncia di attivazione all’Agenzia delle Dogane e Monopoli e della correlata licenza fiscale per la vendita di prodotti alcolici.
La nota in esame ha precisato:
– i soggetti che sono esonerati dalla denuncia ex art. 29 co. 2 del DLgs. 504/95 (es. esercizi di somministrazione al pubblico di bevande alcoliche, esercizi di vendita di liquori o bevande alcoliche di cui all’art. 86 del TULPS, ecc.);
– la permanenza dell’obbligo della denuncia di attivazione e della correlata licenza fiscale per i soggetti che esercitano la vendita all’ingrosso, inclusi i soggetti che gestiscono i depositi a scopo di vendita.

Periodo di ferie – Mancata attribuzione da parte del dirigente – Diritto alla indennità sostitutiva (Cass. 23697/2017)

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Con la sentenza n. 23697/2017, la Corte di Cassazione è intervenuta con riferimento ad un caso di licenziamento di un dirigente, confermando la decisione d’appello che non aveva riconosciuto a quest’ultimo il diritto al pagamento delle ferie non godute relative ad annualità precedenti, bensì solo di quelle riferite all’anno in corso del licenziamento.
Nel caso di specie, infatti, il dirigente aveva il potere di attribuirsi i periodi di ferie senza alcuna ingerenza del datore di lavoro e, non avendo esercitato tale diritto, aveva così rinunciato al periodo di riposo annuale.
Inoltre, si osserva nella sentenza in esame, il dirigente in sede di giudizio non aveva provato che la mancata fruizione della ferie era dovuta ad imprevedibili ed indifferibili esigenze aziendali.
In altri termini, osserva la Cassazione, la mancata fruizione delle ferie annuali risultava essere conseguenza di una libera ed autonoma scelta del dirigente, che esclude l’ipotesi di un inadempimento colpevole del datore di lavoro, per violazione dell’art. 10 del DLgs. 66/2003.
Pertanto, appare corretta la sentenza della Corte d’appello che ha riconosciuto la monetizzazione solo delle ferie maturate relative all’annualità in corso del licenziamento.

Approvazione del Ddl. da parte del Consiglio dei Ministri – Principali novità

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Il Consiglio dei Ministri ha approvato il Ddl. relativo al bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e al bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020. Tra le misure del provvedimento, si segnalano:
– sterilizzazione totale delle clausole di salvaguardia per un totale di 15,7 miliardi;
– agevolazioni per gli interventi di ristrutturazione edilizia ed energetica;
– super-ammortamento e iper-ammortamento (nel primo caso, la maggiorazione del costo d’acquisto potrebbe scendere dal 40 al 30%);
– credito d’imposta al 50% per la formazione legata a Impresa 4.0;
– proroga della cosiddetta “Nuova Sabatini” per piccole e medie imprese;
– obbligo di fatturazione elettronica tra privati;
– sgravi contributivi del 50% per l’assunzione di giovani under 35 (under 29 dal 2019) con contratti a tutele crescenti, esclusi i lavoratori domestici (l’esonero spetta anche per le assunzioni avvenute nei mesi di novembre e dicembre 2017, ferma restando la decorrenza dall’1.1.2018);
– ampliamento della platea dei beneficiari dell’APE sociale;
– stabilizzazione e semplificazione della RITA (Rendita integrativa temporanea anticipata).

Obbligo di accettare pagamenti elettronici – Regime sanzionatorio

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In relazione all’obbligo dei professionisti di munirsi di POS, al fine di consentire ai propri clienti di procedere a pagamenti “elettronici”, si ricorda che, agli inizi dello scorso agosto, il Viceministro dell’Economia, Luigi Casero, aveva preannunciato che, entro settembre di quest’anno, sarebbe stato firmato il decreto che avrebbe introdotto le prime sanzioni per chi rifiuti il pagamento elettronico. Di tale provvedimento, tuttavia, non vi sono, attualmente, notizie ufficiali.
Nel frattempo, peraltro, il Consiglio dei Ministri del 15.9.2017 ha approvato, in via preliminare, il DLgs. che recepisce la Direttiva 2015/2366/UE sui servizi di pagamento nel mercato interno (c.d. PSD 2 – Payment Services Directive) e adegua la normativa nazionale al Regolamento 751/2015/UE (c.d. IFR – Interchange fees regulation) relativo alle commissioni interbancarie sulle operazioni di pagamento basate su carta.
Subito dopo, il relatore del DLgs., Sergio Boccadutri, ha prospettato la possibilità di inserire in questo veicolo normativo modifiche all’art. 693 c.p. – ai sensi del quale, in esito alla depenalizzazione operata dagli artt. 32 e 33 della L. 689/1981, “chiunque rifiuta di ricevere, per il loro valore, monete aventi corso legale nello Stato, è punito con la sanzione amministrativa fino a 30 euro” – in modo tale da rendere l’illecito amministrativo operativo anche al caso di chi si rifiuti di ricevere pagamenti tramite POS.

Contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti – Entità dell’indennizzo minimo e reintegro del lavoratore – Orientamenti giurisprudenziali

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Negli ultimi anni le pronunce di merito sui temi legati al DLgs. 23/2015 sono state molteplici ed hanno offerto orientamenti divergenti su alcune fattispecie, quali:
– l’onere probatorio nei licenziamenti disciplinari delle aziende con più di 15 dipendenti;
– il licenziamento ritorsivo;
– il licenziamento per inidoneità alla mansione.
Nel primo caso, secondo Trib. Milano 29.5.2017, il DLgs. 23/2015 non è espressamente intervenuto sull’onere della prova in caso di licenziamento, ritenendosi ancora sussistente per siffatti licenziamenti l’art. 5 della L. 604/66, a norma del quale l’onere della prova della sussistenza della giusta causa spetta al datore di lavoro. Di parere avverso, invece, Trib. Napoli 27.6.2017, secondo cui il dipendente che intende beneficiare della maggior tutela (reintegrazione) dovrà premurarsi di offrire elementi di prova che dimostrino l’insussistenza del fatto addebitato.
Nel caso del licenziamento ritorsivo, poi, Trib. Roma 24.6.2016 n. 4157, a fronte dei dubbi interpretativi in merito, ha precisato che è applicabile la tutela reale.
Infine, per quanto attiene all’inidoneità alla mansione, una recente sentenza (Trib. Milano 23.6.2017) ha applicato la reintegrazione ad una dipendente licenziata per il richiamato motivo, anche se in tali casi sarebbe preferibile l’applicazione della sola tutela indennitaria (ex art. 3 del DLgs. 23/2015).