Regolamento per il reinserimento e l’integrazione lavorativa delle persone con disabilità da lavoro – Interventi mirati alla conservazione del posto (circ. INAIL 25.7.2017 n. 30)

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L’INAIL, con la circ. 25.7.2017 n. 30, ha reso noto che le disposizioni previste dal “Regolamento per il reinserimento e l’integrazione lavorativa delle persone con disabilità da lavoro” sono applicabili in via sperimentale anche alle nuove assunzioni di persone con disabilità da lavoro causata da un evento infortunistico o tecnopatico tutelato dall’Istituto e non soltanto ai casi di conservazione del posto di lavoro presso il datore di lavoro alle cui dipendenze si è verificato l’infortunio o si è manifestata la malattia professionale.
L’intervento dell’INAIL, che consiste nel rimborsare il datore di lavoro dei costi sostenuti per gli accomodamenti in favore del lavoratore, entro i limiti fissati dalla circolare 51/2016, è però condizionato dal fatto che la nuova occupazione si realizzi nell’ambito di un contratto di lavoro subordinato o parasubordinato, escludendo quindi dalla fruizione le aziende che impieghino lavoratori autonomi.

Licenziamento illegittimo – Conseguente illegittimità della delibera di esclusione del socio – Condizioni (Trib. Vercelli 28.6.2017 n. 103)

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Secondo Trib. Vercelli 28.6.2017 n. 103, se viene accertata l’insussistenza del fatto posto alla base, oltre che del licenziamento, anche della conseguente delibera di esclusione di un socio dalla cooperativa, l’illegittimità del licenziamento determina anche quella della delibera di esclusione. Il socio avrà diritto, oltre che alla ricostituzione del rapporto associativo, anche al reintegro nel posto di lavoro precedentemente occupato, con la corresponsione dell’indennità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento a quello dell’effettiva reintegrazione, fino ad un massimo di 12 mensilità, se sussistono i requisiti dimensionali per l’applicazione delle tutele previste dall’art. 18 della L. 300/70.

Pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del DM 13.7.2017 – Definizione dell’ambito applicativo dello split payment – Pubbliche Amministrazioni destinatarie della fattura elettronica

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Con il DM 13.7.2017, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 24.7.2017 n. 171, è stato disposto che le Pubbliche Amministrazioni soggette all’applicazione dello split payment ai sensi dell’art. 17-ter co. 1 del DPR 633/72 coincidono con quelle destinatarie della fattura elettronica ex art. 1 co. 209 e ss. della L. 244/2007.
Pertanto, ai fini della loro individuazione, non è più sufficiente fare riferimento ai soggetti inseriti nel conto economico consolidato, individuati dall’elenco ISTAT di cui all’art. 1 co. 2 della L. 196/2009. Sono infatti ricompresi nell’ambito applicativo anche:
– le autorità indipendenti;
– le Amministrazioni autonome;
– i soggetti di cui all’art. 1 co. 2 del DLgs. 165/2001.
Inoltre, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato sul proprio sito i quattro elenchi relativi alle società di cui all’art. 17-ter co. 1-bis del DPR 633/72, anch’esse soggette alla scissione dei pagamenti per gli acquisti effettuati. Tuttavia, alla data di oggi, 26.7.2017, tali elenchi non risultano ancora definitivi.

Riduzione dei termini per la detrazione IVA – Novità del DL 50/2017 convertito – Effetti sulla registrazione delle fatture emesse a fine anno (circ. Assonime 25.7.2017 n. 18)

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Assonime, con la circ. 25.7.2017 n. 18, ha analizzato le principali novità fiscali contenute nel DL 50/2017 (conv. L. 96/2017).
In merito alla riduzione dei termini per l’esercizio del diritto alla detrazione dell’IVA (per le fatture emesse dall’1.1.2017, il termine ultimo è quello di presentazione della dichiarazione relativa all’anno di esigibilità dell’imposta), Assonime ha ravvisato potenziali incompatibilità con la giurisprudenza comunitaria. La Corte di Giustizia UE (sent. 28.7.2016, causa C-332/15) ha, infatti, affermato che l’eventuale termine di decadenza del diritto alla detrazione previsto dagli Stati membri non deve essere tale da rendere, nella pratica, impossibile l’esercizio del diritto medesimo.
Inoltre, Assonime ravvisa un’incongruenza tra il nuovo termine per la detrazione IVA e le modifiche apportate all’art. 25 del DPR 633/72, in base al quale la registrazione delle fatture passive deve avvenire entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno di ricezione del documento. Quindi, per una fattura emessa a dicembre 2017, relativa ad un’operazione effettuata nel mese di dicembre, e ricevuta a maggio 2018 dal cessionario o committente, il termine per registrare il documento sarebbe il mese di aprile 2019 (mentre il termine per la detrazione sarebbe scaduto il 30.4.2018).
In una situazione come quella descritta, la soluzione, secondo Assonime, potrebbe essere quella di consentire l’esercizio del diritto alla detrazione IVA entro il più ampio termine per la registrazione delle fatture ricevute.

Società di persone – Detrazione IRPEF per gli interventi di recupero edilizio e di riqualificazione energetica – Immobili agevolati

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Alle società di persone (società semplici, società in nome collettivo, società in accomandita semplice ed enti ad esse equiparati) competono sia la detrazione IRPEF del 50% per gli interventi di recupero edilizio di cui all’art. 16-bis del TUIR (in questo caso la spesa sostenuta dalla società viene attribuita ai singoli soci in proporzione alle quote di partecipazione agli utili), sia la detrazione IRPEF del 65% per quelli di riqualificazione energetica di cui ai co. 344-349 dell’art. 1 della L. 296/2006 (applicabile anche ai fini IRES).
Tuttavia, l’Agenzia delle Entrate ha osservato che:
– la detrazione IRPEF per gli interventi di recupero edilizio di cui all’art. 16-bis del TUIR effettuati da società di persone commerciali (snc, sas) spetta soltanto se i lavori sono eseguiti su fabbricati (unità immobiliari) tassati in base alle norme previste per il reddito fondiario e non invece rispetto a quelli effettuati su fabbricati (unità immobiliari) tassati a costi, ricavi ed ammortamenti (rileverebbero, quindi, i soli immobili patrimoniali);
– la detrazione IRPEF/IRES per gli interventi di riqualificazione energetica spetta ai titolari di reddito d’impresa solo con riferimento ai fabbricati strumentali da essi utilizzati nell’esercizio della loro attività imprenditoriale.
Le precisazioni dell’Agenzia delle Entrate, tuttavia, non sono condivise da diverse Commissioni tributarie, oltre che dall’Associazione Italiana dei Dottori Commercialisti.

Rottamazione ex DL 193/2016 – Mancato pagamento della rata di luglio 2017 – Ripresa della dilazione

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Agenzia delle Entrate-Riscossione, in base a quanto emerge dalla stampa specializzata, ha precisato che qualora il debitore, dopo aver presentato domanda di rottamazione dei ruoli ex art. 6 del DL 193/2016, non abbia versato la prima rata o la totalità delle somme entro il 31.7.2018, trova applicazione, in via analogica, l’art. 19 co. 3-bis del DPR 602/73.
Detta norma disciplina la riattivazione della dilazione dei ruoli quando, a seguito di ottenimento della sospensiva giudiziale, il ricorso sia poi stato rigettato.
In altri termini, il debitore può richiedere il pagamento dilazionato del debito residuo nello stesso numero di rate non versate del piano originario, ovvero in altro numero, fino a un massimo di settantadue.
Con il versamento della prima rata, viene sospeso l’eventuale fermo delle auto (art. 86 del DPR 602/73) nel frattempo adottato.

Disciplina delle prestazioni di lavoro occasionale – Compatibilità con gli ammortizzatori sociali

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Le prestazioni di lavoro occasionale, così come disciplinate dall’art. 54-bis del DL 50/2017 convertito, sono compatibili con la DIS COLL, ossia il trattamento di disoccupazione destinato ai collaboratori (cfr. circ. INPS 115/2017). Dal momento che i compensi derivanti dalle attività in esame sono esenti da imposizione fiscale e non incidono sullo stato di disoccupazione, resta il dubbio se questi siano compatibili non solo con la DIS COLL, ma anche con altri ammortizzatori sociali tra cui la NASpI.

Libretto Famiglia – Soggetti utilizzatori – Esclusione del condominio

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L’art. 54-bis co. 6 del DL 50/2017 dispone che i soggetti che possono utilizzare il Libretto Famiglia sono solo le “persone fisiche, non nell’esercizio dell’attività professionale o d’impresa”, ma il riferimento alla professione o all’esercizio dell’impresa non implica che anche altri soggetti giuridici, diversi dalle persone fisiche, possano utilizzare il Libretto Famiglia se non esercitano attività produttiva di beni o servizi.
Ad esempio, il condominio è titolare di una soggettività giuridica autonoma, in quanto costituisce un ente distinto dai condomini che ne fanno parte, e può utilizzare solo il contratto di prestazione occasionale, anche se utilizza tale forma contrattuale per lavori come il giardinaggio, le pulizie o la manutenzione, per i quali viceversa la persona fisica può utilizzare il Libretto Famiglia.
Invece, nel caso del professionista che impiega un lavoratore occasionale per eseguire le pulizie a casa ed in studio, sono configurabili due attività di lavoro che coesistono, ma sono distinte tra loro. Si tratta di due distinti rapporti di lavoro e quindi il Libretto Famiglia potrà essere utilizzato per le pulizie domestiche, mentre si dovrà fare ricorso al contratto di prestazione occasionale per le pulizie di studio, fermi restando i limiti di 2.500,00 euro e di 280 ore per le prestazioni rese da ogni prestatore in favore del medesimo utilizzatore.

Controllo preventivo sui modelli 730 con esito a rimborso – Condizioni per la liquidazione del credito IRPEF di importo superiore a 4.000,00 euro

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L’art. 5 co. 3-bis del DLgs. 175/2014 dispone che l’Agenzia della Entrate possa effettuare controlli preventivi nel caso di presentazione del modello 730 direttamente da parte del contribuente, ovvero tramite il sostituto d’imposta che presta l’assistenza fiscale, con modifiche rispetto alla dichiarazione precompilata che incidono sulla determinazione del reddito o dell’imposta e che:
– presentano elementi di incoerenza rispetto a particolari criteri, determinati con provvedimento della stessa Agenzia;
– ovvero determinano un rimborso di importo superiore a 4.000,00 euro.
Con riferimento al primo punto, i criteri a cui fare riferimento per identificare i suddetti elementi di incoerenza sono i seguenti (provv. Agenzia delle Entrate 9.6.2017 n. 108815):
– lo scostamento per importi significativi dei dati risultanti nei modelli di versamento, nelle Certificazioni Uniche e nelle dichiarazioni dell’anno precedente;
– oppure la presenza di altri elementi di significativa incoerenza rispetto ai dati inviati da enti esterni o a quelli esposti nelle Certificazioni Uniche.
Il tenore letterale della citata norma porta a ritenere che l’Agenzia delle Entrate abbia la facoltà, e non l’obbligo, di effettuare tale attività di controllo preventivo. A sostegno di tale tesi, in caso di modello 730 con importo a credito superiore a 4.000,00 euro, il sistema, infatti, gestisce in automatico la compilazione della casella “rimborso a cura del datore di lavoro” e non quella prevista in relazione alla liquidazione dello stesso a cura della stessa Agenzia.